La trasparenza finisce in ricatto: la gang degli onesti

Politica

Pensavamo fosse trasparenza e invece era un ricatto; pensavamo fosse onestà e invece era dhimmitudine. Se c’è un partito oggi asservito al pensiero unico e alla mentalità dominante, quello è il M5s. I grillini sono l’esatto contrario di quel che professano di essere: non un partito anti-sistema, ma un partito figlio della parte scema del sistema. Utili idioti con qualche problema con la consecutio temporum.

IL CASO SARTI: LA TRASPARENZA È UN RICATTO

Il caso Sarti, ad esempio. La deputata pentastellata che pare facesse la furba con i rimborsi è finita al centro di una storiaccia boccaccesca di ricatti, filmati, revenge porn e altre cose simpatiche. Ma non è su questo su cui importa indagare quanto sulla degenerazione pratica cui ha portato la malsana idea di trasparenza grillina. Essa è sempre stata uno dei pilastri della retorica pentastellata per picconare l’opacità della casta: il luccicante streaming opposto alle tenebre della stanza dei bottoni, la rendicontazione online opposta alle furberie delle note spese, la mistica del voto via piattaforma opposta agli inciuci di palazzo. La fortuna dei 5 stelle è stata costruita anche così, contrapponendo al “vecchio sistema” un nuovo corso all’insegna della pulizia, della limpidezza e della trasparenza, appunto. E tuttavia, se chiedi che ogni cosa sia illuminata, ma non hai la prerogativa divina dell’onniscenza, ad un certo punto dovrà pure venirti il dubbio che vedi solo quel che ti fa vedere chi ha in mano il riflettore, o no?

Ma per la retorica cinquestelle la politica non può essere altro che una grande “operazione spotlight”. Tutto sia messo sotto il cono di luce, tutto sia rischiarato, tutto sia pubblicato così che nessuno possa più brigare, rubare, vivere di sotterfugi. Solo che. Solo che poi sono successe due cose. Non solo si è scoperto che questa trasparenza era tale solo a corrente alternata (qualcuno sente ancora qualche grillino invocare le dirette streaming? Qualcuno ha capito come funziona esattamente la piattaforma Rousseau?), ma anche che nella fantastica casa di vetro grillina si vive di ricatti e pistolettate al cuore. Tutti intercettano tutti, si filmano, si fotografano, si screenshottano i messaggi telegram per ricattarsi, vendicarsi, fare lo scalpo. Un bell’ambiente, non c’è che dire. Come ha detto Giovanni Favia, uno dei primi attivisti espulsi da Beppe Grillo, «nel M5s c’è una cyberguerra». Come ha scritto ieri sul Foglio Annalisa Chirico, «i grillini sono il primo movimento politico fondato sul ricatto come strumento ordinario di gestione dei rapporti interni ed esterni».

Se non siete dei politologi come Galli della Loggia queste cose le dovreste aver intese a tempo debito. D’altronde, se sei cresciuto leggendo il Fatto quotidiano, pensando che esistano verità ufficiose più vere delle verità ufficiali, che la storia d’Italia è fatta solo di “misteri”, che Mossad e Cia sono il babau dietro ogni angolo, che non esistano servizi segreti se non “deviati”, complotti, grandi vecchi, congiure contro la brava gggente, secondi e terzi livelli, P1, P2, P3 e P58 a dettare ogni norma che esista nel paese, che altro potresti fare se non difenderti registrando tutto, sputtanando tutto, intercettando tutto? Diffidando di ogni cosa, i grillini sono finiti a diffidare pure di se stessi facendo la fine dei famosi scorpioni in bottiglia intenti a pungersi fra loro.

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