La retorica rompe sempre: a Milano e a Roma

Milano

Ma non facciamo paragoni. Non inficiamo le valutazioni con l’affetto, ma soprattutto con la visione onirica di Sala. Valeria Montebello su Il Foglio è tranchant: Milano hai rotto. E se Milano fosse davvero lo specchio di una città praticamente modello e quasi perfetta che lei descrive con una penna volutamente ironica..beh..sarebbe almeno simpatica. Ma non è così, anche se la smitizzazione di alcune opere porta alla realtà  “Se Milano smettesse di ricoprirsi di top coat sembrerebbe sciatta. E disperata. La magia del top coat svanirebbe e lo skyline tornerebbe a essere il ricordo di uno skyline. Il Bosco Verticale un palazzotto con le piante sopra, la Biblioteca degli Alberi solo un’idea scema” Vero, verissimo. Sciatta e disperata perché la sicurezza alla povera gente non la dà nessuno. Non contano, stanno in periferia e là la maledizione  continua e fa prosperare criminalità e immigrazione. Ma sulla nebbia, sul mistero ovattato della nebbia i milanesi si identificano quasi fosse una protezione. A Roma non c’è? Peccato. E lasci il sorriso ironico a casa  sulla parlata milanese… non è esibizionismo e neppure “Unghie che grattano sulla lavagna”, ma una ballata che sintetizza l’esperienza. Lei giustamente riflette “Negli ultimi anni la trasformazione del capoluogo lombardo, che a detta dei più l’ha avvicinata alle altre capitali europee, sembra essere l’unica benedizione che salva il paese dall’inferno dell’arretratezza. Sono puliti. Sono fit. Sono incravattati. Milano è il modello da guardare, sostenere, imitare. Che il resto d’Italia, soprattutto il sud, si specchi, vergognandosi anche un po’ delle sue brutture. Questa retorica ha rotto quasi come la retorica del degrado che affligge Roma più della stessa immondizia per strada“. La verità è che con un sindaco pallone che fa il giro delle TV,  conosce piazza Scala e Brera e dichiara urbi et orbi definendo Milano una città determinata. L’orgoglio non è una brutta cosa: fa moltiplicare la forza e l’energia. Questa città è carica di energia, basti pensare che il 10 per cento dei milanesi fa volontariato, un vero record europeo. Milano non è solo la città celebrata dei record ma è la città dove tutti si danno una mano e cercano di fare la loro parte. Lo dico senza retorica perché è quello che vedo girando per la città.” Una visione retoricamente perfetta, un omaggio ai milanesi non alla città. Perché se lei in quel tour che descrive equipaggiata a dovere e alla moda con “Un asciugamano, una tuta, e le sneakers, (Una volta che ti sei infilatole sneakers che portano tutti a Milano, quelle colorate, almeno sei tinte insieme, magari anche con del pelo fluo sopra) avesse osservato meglio, avrebbe notato che Milano ha anche il record delle buche e della viabilità insostenibile. Cartelli dei lavori in corso abbandonati e gettati per terra, rotaie interrotte, buche, buchette, pozzetti, voragini ecc.

Dichiara “Milano non esiste se non nel futuro, un futuro promesso, già deciso”. Milano esiste con la sua umanità contraddittoria, ma lei vede un film con la regia sognata di Sala

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