L’idiozia si colora di verde: in arrivo una stangata sulle auto?

Politica

Non capire nulla del mondo ed essere felici. La filosofia Grillina sembra a prova di qualsiasi cosa succeda là fuori. La Francia brucia perché un fighetto radical chic ha avuto la stessa idea? Massì, che sarà mai. Loro sono più furbi. Invece che sulla benzina, la stangata la caricano sulle macchine. Ieri mattina abbiamo assistito al più dadaista, verde, folle e persino futurista degli spettacoli. Con Parigi sotto assedio Di maio speigava che voleva fare un sconto di mille euro per far comprare la Tesla a qualche radical chic in libera uscita, tassando per quasi un miliardo i poveracci che girano in Panda.

Non esistono tasse giuste, ma questa, questa è Statanica. Non è un errore di battitura. È Satanismo di Stato. Istigazione all’evocazione di demoni. Ma cosa vuol dire tassare i poveri per finanziare le auto elettriche all’alta borghesia? Ma che senso ha? Già qui a Milano dobbiamo sopportare l’imbecillità dell’area B, ma questo è troppo. Troppo. Persino per Salvini. Che si sveglia dallo stupefatto torpore dei social in cui ormai vive e prende posizione. Persino Di Maio pare assalito dai dubbi. Tra la demolizione di una stalla ed il licenziamento di qualche parente, pare fare retromarcia.

Ma poi, all’improvviso. A tradimento, quasi. Senza preavviso. Arriva il soldato Castelli. Vedete, ogni rovina fumante di un ideale. Ogni maceria in procinto di essere conquistata. Ogni terra privata di vita e scopo, che si sostenta solo di un ideale lacero e sconfitto. Tutti questi luoghi sono un solo luogo. Ed invariabilmente, un istante prima della caduta, un battaglione di ingenui, sprovveduti ragazzini con gli occhi grandi, il cuore a pezzi, il panzerfaust in spalla, si alzano per difendere lo straccio di una bandiera che sventola stanco spinto dalla brezza degli ultimi incendi. Ecco sulle macerie dell’ecotassa più deficiente del mondo occidentale, il verde soldato Castelli monta la guardia.

“È nel contratto”. Urla con aria di sfida di fronte agli amici in fuga, agli alleati in ritirata, alle altre truppe che smobilitano. “Chiunque inquina paga” si sgola mentre il generale Di Maio spiega la strategia della fuga. Lei non molla, lei non smobilita. Lei è ferma sulle sue macerie del Movimento, che ha perso quasi dieci punti dall’inizio della legislatura. Resiste. Se i suoi sogni devono crollare, bruci il mondo, pensa. Sì, ma poi il particolato si risponde. E così tramonta un altro giorno sulle macerie difese dal Governo del Cambiamento in verde, con una Castelli pensosa, mentre l’artiglieria nemica le piovono attorno. Ma lei guarda l’infinito (il congiuntivo ha imparato ad evitarlo) e sogna di tassare qualsiasi cosa si muova. Letteralmente.

Intanto le truppe di occupazione, che vanno da chi costruisce auto normali a quelli che fanno quelle elettriche, passando per sindacati e opposizione parlamentare, entrano vittoriose in città. Quella norma non vedrà mai la luce. Per fortuna. Forse abbiamo scampato il pericolo e possiamo un po’ commuoverci per il saldato Castelli, che abbandona i verdi campi di battaglia e ritorna alla grigia vita di una povera ragioniera messa a dirigere un Ministero.

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