Le serrande abbassate e il rifacimento del “trucco” in Centro

Milano

Crescono le serrande che si abbassano per non rialzarsi più. E i motivi sono tanti, dal figlio che non vuole fare il bottegaio al supermercato che mangia i clienti, ma è evidente  che Milano cambia e cambia con rapidità. “ I negozi sono gli occhi della città: quando la loro luce non brilla più la città ne soffre, diventa buia e anche insicura perché meno animata, meno attrattiva”, è un’offervazione dell’arch. Luca Beltrami Gadola, già urbanista al Politenico,  nel suo intervento sulla rivista Arcipelago. Un’osservazione di dominio pubblico, che indica la trasandatezza di una Giunta con un perimetro ristretto della città, che parla e si propone di…ma non succede niente. L’assessore Maran ha chiarito il decalogo del decoro urbano, la settimana scorsa, sempre riferendosi al cosiddetto Centro, quasi che le altre zone non fossero Milano. Scrive Beltrami Gadola “Come impedire che le serrande si abbassino è un problema molto serio e molto se ne parla: ci sono aspetti economici, sociali, di paesaggio urbano, di urbanistica e di attrattività diffusa della città…Restringendo l’orizzonte al problema del solo arredo urbano, ArcipelagoMilano ne fece oggetto di un convegno nel 2014 e ci sono due condizioni essenziali per il successo di queste operazioni di riassetto: il rispetto delle regole e la buona e accurata esecuzione dei manufatti.

Quanto al rispetto attuale delle regole, cito tra tutti la vicenda dehor di via Dante: ottenuta la concessione ci si allarga, si invade altro spazio pubblico con disprezzo delle norme e concorrenza sleale verso chi le norme le rispetta.

Quanto all’esecuzione, alla posa e alla manutenzione cito un piccolo dettaglio che mi è caro: la palina della sosta taxi in piazza del Duomo. Ho una serie storica di immagini, da ultimo sono arrivate le palme ma quella palina è sempre lì, storta”

La città è piena di pali storti e inutili, di semafori storti, di pensiline pericolanti, di marciapiedi con le buche, di un arredo urbano anarchico e disordinato.

Si chiede l’architetto “Nuove tecnologie per la città del futuro? Per città in espansione? Per nuovi spazi e nuovi edifici? Perché non parliamo in maniera meno utopica della città esistente che non sembra destinata a crescere? Sarà la tecnologia a piegare la città o la città esistente a piegare la tecnologia?”  Personalmente aggiungo: e le periferie?

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