La febbre da DEF non passerà da sola

Politica

306, in salita. Con il grosso dell’aumento determinato da vendite allo scoperto, ovvero di titoli che non si possiedono, con la speranza che costino molto, molto meno di oggi nell’arco di un paio di giorni. 306 è lo spread. Chi spera sono i mercati, che hanno preso in parola i due delle meraviglie. Di cui uno, purtroppo, è là grazie anche ai tanti voti del centrodestra che gli sono arrivati e che sta usando per farsi gli affari propri. La speranza è che i nostri amici gialli e verdi mettano l’acceleratore per il baratro. Ed è una ipotesi così ben radicata che migliaia di operatori ci stanno mettendo il proprio denaro sopra. Ieri ed oggi ha dominato un silenzio stupito nei palazzi della politica. Salvo qualche petardo sulla pace fiscale. Perché?

Perché, purtroppo per loro, a sparlare è il DEF e la sua nota di aggiornamento. E la storia che raccontano è un po’ diversa dalle dirette Facebook cui siamo abituati. In primis, la pressione fiscale aumenterà. Smantellando l’impianto Renziano, infatti, si perderanno anche una serie di sgravi per chi produce. Questo non dovrebbe sorprendere nessuno: il reddito di cittadinanza è la classica mossa con cui si prende a chi produce per dare a chi non lo fa. Doveva essere fatta in deficit, dicevano gli amici in verde. Ma non era possibile coprire gli appetiti gialli con il solo debito. Così chiunque fatturi più di 65 mila euro annui, vedrà aumentare il conto, a fine anno. Per poter mantenere la gente, in attesa che uno strumento che non ha mai trovato lavoro a nessuno, scovi un’occupazione anche per loro.

I numeri che stanno affluendo, nei grandi numeri internazionali, uniti alla resistenza della Commissione Europea, stanno, quindi, creando un mostro. Non il panico. Quanto la triste certezza che questa via porti al baratro. Per tre banali conclusioni che agiscono concentricamente sull’analisi della situazione: il nostro più grande creditore è la BCE, il secondo più gande creditore è il comparto bancario, in sofferenza da giorni e la terza è che non c’è via d’uscita alcuna per i gialloverdi. Quindi, che succederà? Sul breve periodo faranno la faccia cattiva. Come Tsipras. Poi andranno ad urlare in Europa. Come Tsipras. Poi faranno una finanziaria di sfida. Come Tsipras. Poi ritireranno tutto e si chineranno, come Tsipras.

In sostanza: la Borsa non si si riprenderà da sola. Ma i due dell’Apocalisse non andranno fino in fondo. Questo pensano gli investitori, convinti che vi saranno altri ribassi, ma nessun crollo. Quanto ci perderà l’Italia in tutto questo dipenderà dalla perizia di Giggino o Bibbitaro. E, come potete immaginare, questa è la vera brutta notizia di tutta la vicenda.

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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