L’ipocrisia dei compagni: Lula martire, Berlusconi criminale

Attualità

Dopo aver burbanzosamente traccheggiato per due giorni, ieri sua Maestà Ignacio Lula da Silva, protettore dei terroristi, gran demagogo e ciambellano del socialismo sudamericano, ha deciso di consegnarsi graziosamente nelle mani della polizia per iniziare a scontare i dodici anni di reclusione inflittigli per corruzione. Si chiude, così, una vicenda a tratti surreale che ha visto la sinistra indignarsi per aver, per una volta, subito il trattamento che da sempre ha riservato ai suoi avversari. Solo che adesso, non sapendo riconoscere l’ironia della sorte, sono partiti a sirene spiegate i lamenti degli innocentisti. E questo no, non è tollerabile. Partiamo dall’inizio: Lula è colpevole? Per il tribunale (di secondo grado) sì. Solo che le prove sono indiziarie, si basano solo su testimonianze, sono state presentate in un processo surreale, con tempistiche sospette e giudicato da un magistrato sospetto di parzialità. Toh. Brucia eh? Brucia quando la giustizia non è nemmeno lontanamente tale, viene amministrata davanti alle telecamere, è già scritta a priori e serve a far fuori gli avversari politici? Sì? Ma chi lo avrebbe mai sospettato. Ricordo a tutti che Berlusconi fu condannato per una frode fiscale che sarebbe avvenuta così: mentre il CdA dell’azienda nulla ne sapeva (tutti assolti) ed il collegio sindacale, che doveva controllare, nulla aveva a sospettare (tutti assolti), Berlusconi che non ricopriva alcuna carica avrebbe commesso da solo il reato. Sentenza emessa qualche settimana prima della prescrizione, dopo che la sezione giudicante era stata misteriosamente cambiata. E che il presidente della medesima aveva passato anni a dire quanto gli sarebbe piaciuto condannare Berlusconi. Ottimo, cari compagni, adesso sapete anche voi cosa vuol dire.

Ma visto che ci siamo, divertiamoci un po’. Rispondiamo alle vergini dai bianchi manti e dissipiamo i loro dubbi:

  1. Il processo è indiziario, dove sono le prove? Le sentenze non si discutono, si appellano.

  2. Il giudice era sempre in televisione, il processo è mediatico. E quindi? Meglio, tutto è più trasparente!

  3. La giustizia è stata ad orologeria, per impedirgli di candidarsi. Balle, siete voi che non capite i tempi sacrosanti dei magistrati.

  4. La richiesta di arresto è arrivata 19 minuti dopo la condanna, era già tutto scritto. Mannò, sono solo estremamente efficienti e molto veloci a dattilografare.

  5. I testimoni hanno mentito. È dai tempi della Ariosto che sappiamo che nessun testimone mente mai.

Potremmo continuare, ma ci accontentiamo. Ciao Lula, insegna agli agenti di custodia come si dà asilo ai terroristi comunisti.

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