Cosa ne è rimasto della giustizia Italiana?

Politica

Il cadavere della povera Pamela, dopo essere stato scientificamente dissezionato, è stato anche meticolosamente lavato. E non sono tate asportate alcune parti. Non il cuore, come qualcuno ha ipotizzato, ma di sicuro il monte di Venere ed il collo. Queste le risultanze del secondo esame autoptico. Attenzione, va capito un dettaglio: il lavaggio con candeggina ha devastato l’intero scenario. Non c’è più alcuna traccia. Nulla di nulla. Però, anche qui dobbiamo essere chiari: non c’è più nessuna traccia SU UN CADAVERE FATTO A PEZZI E LAVATO CON CANDEGGINA. La prima ipotesi della morte era overdose. Oggi vacilla anche quella. Tant’è che lo spacciatore non è stato arrestato. La dose ceduta era modestissima. Modestissima. Sul tronco è presente una ferita al costato. Come quella di Nostro Signore in Croce. Resta da capire se sia stata letale. Ma non lo sapremo mai. Il cadere non lo consente. E noi siamo in fase ipergarantista. Quindi il tizio che ha fatto tutto questo non ha visto convalidato il proprio arresto per omicidio. Solo vilipendio di cadavere. Perché si deve essere fascioleghisti per dire che l’abbia uccisa. Dove sono le prove, eh? Non ci sono. E perché non ci sono? Perché l’amico ha, scusate se abuso del maiuscolo, DISSEZIONATO E CANDEGGIATO IL CADAVERE. Almeno questo, oggetto della sua confessione, lo vogliamo dire? Per inchiodare Stasi vi è servito molto di più? A me non pare. Per rovinare la vita a Bossetti? Nemmeno. Ma per Innocent non basta. Non sia mai che applichiamo la logica. Ed il senso di opportunità. Siamo seduti su una polveriera e voi vi state accendendo con nonchalance una sigaretta per riflettere. L’uomo della strada, così come chiunque non sia davvero addentro certo esoterismo giuridico, di fronte a tutto questo scuote la testa. I tifosi delle due fazioni che si fronteggiano, invece prendono la rincorsa, pronti a gettarsi contro il primo innocente che passa. La prima, quella degli estremisti di certa destra, ha avuto già il primo crimine. La seconda, quella degli antirazzisti, non ancora. Ma nella storia dopo il primo ne seguono a decine.

Dall’altra parte abbiamo Traini. Uno che merita il carcere a vita. Che però è in galera per strage. Strage. Senza un morto. Ma ugualmente strage. Io ricordavo, e da codice ex articolo 422 c.p. è ancora così, che ci volesse almeno un morto. Allora su cosa si basa la conferma dell’arresto? Ipotizzo sull’articolo 285. Quello di eversione. Sì, Luca Traini avrebbe attentato all’integrità dello Stato, cercando di provocare una strage. Attentato allo Stato, con il subdolo mezzo di sparare ad un gruppo di presunti spacciatori. Questa linea può portare a due conseguenze. La prima è che il delirio continui inalterato fino alla Cassazione. Il secondo è che non superi la Corte d’Appello, fra un paio d’anni, screditando completamente quella che chiamiamo giustizia Italiana. Perché se non ci sono le prove che uno squartatore reo confesso, candeggiatore di cadaveri, asportatore di pezzi di corpo sia un assassino, ne esistono a vagonate che Traini volesse fare la rivoluzione. Sipario, signori e signore. E usciamo dal teatro col sinistro applauso che lo ha accolto in carcere. Statisticamente la maggior parte dei presenti è là per droga. Eppure hanno applaudito. Molti erano stranieri, eppure la cosa non ha turbato nessuno. E non mi sorprenderebbe se tra chi ha battuto le mani ci fossero anche loro. Quello che li ha convinti è stato il fatto che Traini, nel suo mondo atroce e delirante, ha fatto quello che i togati si sono simbolicamente rifiutati di fare. Ha portato giustizia. E questo, signore e signori, è la morte dello stato di diritto. Ed un pericolo per chiunque.

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