Il buono scuola: una risposta liberale al declino dell’Istruzione

Economia e Politica

Rete Liberale da sempre, con la sua dirigente Nicoletta Di Giovanni, oggi candidata al Senato, combatte una battaglia sull’educazione. Educazione intesa, anche e soprattutto, come libero mercato delle idee e delle competenze. Ovvero l’esatto opposto del sistema Gentiliano che tutt’ora vige. Ovvero un monopolio statale che, di volta in volta, concede a questo o quel soggetto di partecipare alla creazione del futuro cittadino. Creando ogni sorta di distorsioni, eliminando la libera concorrenza di idee e modelli. In sostanza depauperando il paese. Quindi, come è possibile combattere questo fenomeno, senza mettere in discussione la gratuità e pubblicità dell’istruzione?

Ci risponde Dario Antiseri con un manifesto sul buono scuola. Ovvero una disamina completa e puntuale dello stato dell’arte del monopolio scolastico, dei suoi danni e dell’alternativa. E cito:

Il monopolio statale dell’istruzione è negazione di libertà: unicamente l’esistenza della scuola libera garantisce alle famiglie delle reali alternative sia sul piano dell’indirizzo culturale e dei valori che sul piano della qualità e del contenuto dell’insegnamento.

Il monopolio statale dell’istruzione viola le più basilari regole della giustizia sociale: le famiglie che iscrivono il proprio figlio alla scuola non statale pagano due volte; la prima volta con le imposte – per un servizio di cui non usufruiscono – e una seconda volta con la retta da corrispondere alla scuola non statale.

Il monopolio statale dell’istruzione devasta l’efficienza della scuola: la mancanza di competizione tra istituzioni scolastiche trasforma queste ultime in nicchie ecologiche protette e comporta di conseguenza, in genere, irresponsabilità, inefficienza e aumento dei costi. La questione è quindi come introdurre linee di competizione nel sistema scolastico, fermo restando che ci sono due vincoli da rispettare: l’obbligatorietà e la gratuità dell’istruzione.

Come soluzione si propone un buono. Ovvero che il costo medio dell’alunno sia destinato in voucher ad ogni famiglia, libera poi di spenderlo come vuole e dove vuole, nell’ambito scolastico. Cosa obietta chi si oppone? Che questo creerebbe scuole di serie A e serie B. Come se non esistessero anche oggi, peraltro. E, soprattutto, come se Libertà ed uguaglianza potessero coesistere, a prescindere da quel che possa pensare Grasso. L’altra grande obiezione è che, così, si finanzierebbe la scuola privata. Questo è un argomento specioso: si finanziano le famiglie, che poi decidono dove e come spendere questo finanziamento. Se le scuole pubbliche, finalmente parificate sul piano dei fondi, sapranno competere si invertirà anzi il trend, RIDUCENDO il finanziamento pubblico alle scuole non statali. In ultimo, per dimostrare l’abisso del ridicolo degli oppositori, si dice che così verrebbero premiate le scuole migliori. Mentre andrebbero dati più fondi alle scuole in difficoltà che a quelle che performano meglio. Ecco, credo sia inutile spiegare a questi signori che se mi paghi se faccio schifo non avrò molti incentivi per migliorare. Non trovate anche voi? Quindi chiudiamo facendo i migliori auguri a Rete Liberale che corre In Noi con L’Italia di farcela. Per il bene nostro e dei nostri figli.

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