La testimonianza dal disastro: “Addio amore muoio”. La telefonata, poi la salvezza

Cronaca

“Non morire, aspetta me. Dove sei, ti raggiungo”

Milano 27 Gennaio –  IL TELEFONO squilla poco prima delle 7. «Pronto», risponde Francesco Sasso alla moglie Mariangela Gatto. Si stupisce, sa che la moglie è sul treno, in viaggio per andare al lavoro da Cassano d’Adda a Milano, agli uffici delle Ferrovie dello Stato in via Breda dove la signora lavora da circa 25 anni. «Addio amore, stiamo morendo», si sente rispondere. Quattro parole che gli gelano il cuore. «Sembrava un terremoto, qui è tutto buio, non vedo niente. Ho preso una botta in testa, mi sento mancare le forze», continua lei in lacrime. «Non morire. Aspetta me», ha la forza di dire lui. Il dialogo verrà raccontato qualche ora dopo, al Policlinico. Col petto leggero.

PERCHÉ QUELLO che Francesco temeva essere l’ultimo dialogo con la moglie, ha cristallizzato un momento drammatico ma per fortuna sfociato in un lieto fine. Per loro. I due (55 anni lei, 70 lui) si sono riabbracciati in ospedale, dove la donna è finita con ferite in testa, al collo e in altri punti. «Non dimenticherò, di quando mi ha detto “stiamo morendo” mi sono sentito morire io, che già prendo pastiglie per la pressione e non solo», continua Francesco. «Per fortuna ci è andata bene, mia moglie è viva. Siamo vicini alle famiglie di chi non ce l’ha fatta», tiene ad aggiungere. Lei ha la forza di parlare in serata — dopo i controlli medici — e racconta i momenti di terrore. «Ero nel vagone, per fortuna seduta. Ma quando il treno è uscito dai binari, cosa che non sapevo perché in quel momento non mi sono resa conto di nulla, è stato come un terremoto. Non ho capito più niente, sono stata sbalzata su un altro sedile, ho sbattuto la testa e altro. Era tutto buio, sentivo gente che urlava e piangeva. Non appena si sono aperte le porte ed è filtrata un po’ di luce ho visto persone a terra. Un ragazzo che era di fianco a me, ferito, ha cercato di tranquillizzarmi perché tremavo tutta». Allora Mariangela ha telefonato al marito. Poi in ufficio: «Volevo avvisare che non sarei andata al lavoro. Non avevo ancora idea dell’enormità del disastro da cui sono scampata. Ora lo so, sono viva per miracolo».

Marianna Vazzana (Il Giorno)

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