Via Mosso: reportage nello stabile confiscato alla mafia e regalato ai tossici

Milano

Siringhe abbandonate, mobili rotti e carcasse di auto arrugginite ecco come si presenta lo stabile di via Mosso. Residenti esasperati

Milano 7 Gennaio – Una signora con la borsa della spesa cammina a passo svelto sul marciapiede. Senza alzare lo sguardo, passa davanti al civico 4. «Abita da queste parti?»: «Purtroppo si…». Dietro quel cancellone arrugginito pieno di graffiti c’è uno dei tanti buchi neri di Milano. Via Mosso, due passi da via Padova. Qui, stretta tra due caseggiati, c’è una palazzina confiscata alla mafia che si è trasformata in un rifugio di spacciatori e clandestini.

Nell’indifferenza del Comune, proprietario dell’immobile. Il cancelletto è chiuso, ma basta spingerlo per entrare nel cortile. Nell’angolo a sinistra, c’è la carcassa di una vecchia 500 stracolma di rifiuti, mentre parte del giardino è una discarica a cielo aperto di masserizie e mobili rotti. In fondo, vicino all’ingresso della palazzina, un rubinetto che perde acqua ha riempito di muffa il muro. Ma per trovare le camere degli occupanti bisogna salire al primo piano. In una stanza, tra le pareti scrostate, ci sono tre letti con cuscini e coperte. Nelle altre ci sono borsoni pieni di vestiti e scarpe per terra, mentre sopra un calorifero c’è una bottiglietta chiusa con della stagnola bruciacchiata. Anche la Polizia conferma: «Crack». Sul balcone vista Parco Trotter, invece, un ammasso di indumenti e coperte prende aria. E il bagno? Allagato e coi sanitari rotti. Salendo un’altra rampa di scale arriviamo alla mansarda: impossibile entrarci, tanta è la spazzatura e forte è l’odore acre. Ma c’è anche un piano interrato, dove non mancano materassi e il soffitto è cosi pieno di infiltrazioni che sembra stia su per miracolo. In una stanza buia, per terra, un tappeto di siringhe, cucchiaini e carta stagnola: tutto il necessario per iniettarsi eroina nelle vene. E per non farsi mancare nulla anche qualche preservativo usato sparso qua e là.

Ma gli inquilini abusivi dove stanno di giorno? Nel giardinetto di fronte. E non hanno problemi a dirlo, appena ci vedono uscire dal loro rifugio. «Sono venuto in Italia dal Marocco nel ’79, e non ho mai avuto i documenti. Vivo qui da un paio di anni: siamo in tre. Fa freddo, ma basta coprirsi», racconta un anziano signore seduto sulle panchine con un cartone di vino in mano. Il secondo inquilino è un ragazzo giovane, anche lui marocchino irregolare. Non parla italiano. Gli fa da interprete un amico: «E’ appena arrivato in Italia, non sa dove andare e ha trovato posto qui. Spaccio? Qui non ce n’è…». Del terzo, nessuna traccia. Ci sono, invece, impauriti, i residenti regolari che abitano nei palazzi attorno. Ostaggi del degrado della zona ed esasperati dall’immobilismo dell’amministrazione comunale. «Come si fa a non aver paura? Dopo le sette di sera è impossibile uscire di casa, tra spaccio e risse. Sono tutti stranieri, ormai la situazione sta diventando irrecuperabile. E non puoi nemmeno denunciare…», spiega una signora che teme ripercussioni.

«La situazione trovata in via Mosso evidenzia in modo paradossale l’incapacità della giunta Sala di gestire i beni pubblici, al punto di lasciare in stato di abbandono un immobile che le è stato affidato dopo essere stato sequestrato alla criminalità organizzata, permettendo cosi che sia occupato da sbandati e spacciatori. Ad aggravare la mancanza d’interventi da parte del Comune vi è l’ubicazione dell’edificio nella parte centrale di via Padova, dove sicuramente non si sente il bisogno di ulteriori fonti di criminalità e degrado», attacca Silvia Sardone, consigliere comunale di Forza Italia. Sulla stessa lunghezza d’onda Otello Ruggeri, coordinatore azzurro in Zona 2: «Via Mosso 4 è l’ennesima occasione persa per il Municipio, un altro spazio dove potrebbero essere ospitati bisognosi o assegnato ad associazioni, negato alla comunità locale da chi amministra malamente i beni della città».

MA.SAN. (Libero) 

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