Lavorare a cottimo non è schiavitù, ma giustizia. L’alternativa è la disoccupazione

Economia e Diritto

Cari fattorini di Deliveroo, essere pagati per ciò che si fa, letteralmente, non è schiavitù. Non è sfruttamento. Altrimenti i tassisti sarebbero i primi sfruttati di questo paese. E non si capirebbe la lotta di Uber per poterne prendere il posto. Questa riflessione scaturisce dalla protesta di qualche giorno fa dei fattorini in bicicletta, come documenta Repubblica:

I fattorini che lavorano in bici anche in giorni con rischio neve come questi hanno ricevuto una e-mail sul loro futuro contratto, che sì si rinnova ma dovrebbe passare da una retribuzione oraria al cottimo. I rider, perciò, hanno chiesto l’apertura di un tavolo con l’azienda per discutere dei contratti e dei loro diritti di lavoratori. Dallo stipendio, all’assicurazione fino alle ferie e ai contributi. “Per l’azienda siamo solo collaboratori – spiega un rider – quando superiamo i 5mila euro di guadagno in un anno abbiamo solo due strade: il licenziamento ‘spontaneo’ o l’apertura di una partita Iva”. “Con il pagamento orario (il minimo garantito è di 5,60 euro, ndr) riusciamo a guadagnare anche 9 euro all’ora, ma Deliveroo vorrebbe passare al pagamento per consegna”, spiega un altro lavoratore. Che prosegue: “Lavoriamo in città dove spesso il clima non agevola chi fa consegne a domicilio su una bicicletta. E se per qualche motivo scivoliamo e cadiamo, non siamo nemmeno coperti da assicurazione”.

“I lavoratori in questo modo sono ricattati dall’azienda, e di fronte a qualsiasi richiesta ricevono un no o vengono intimiditi”, aggiunge un consulente del lavoro. Anche lui non dice il nome per paura di ritorsioni. “All’incontro di ieri per organizzare il presidio – prosegue – Deliveroo ha minacciato di negare i turni ad un rider se avesse preso parte alla protesta”. Ma i fattorini di Deliveroo non si arrendono davanti alla chiusura da parte dell’azienda e stanno già provando a organizzare uno sciopero generale.

Comunque, signori, forse non ci stiamo capendo. O meglio stiamo mancando il punto. Nel giro di un lustro i droni consegneranno il primo pacco a domicilio. Nell’arco di dieci, arriveranno a portare pesi sempre maggiori. Quindi i vostri posti di lavoro stanno veleggiando, cari ragazzi, verso un iceberg. Ma voi non ve ne avvedete. Siete troppo impegnati a discutere sulla distribuzione delle cabine tra terza e prima classe. Ed invece di preparavi con le scialuppe (una di queste, se non forse la migliore in assoluto, è proprio il cottimo), state qui a bucherellare la nave. Avete davvero tutta questa fretta di affondare? I diritti di cui parlate, non sono mai realmente esistiti. E se per trent’anni qualcuno ne ha goduto, è stato solo a spese di intere generazioni in futuro, che erediteranno un deserto, che qualcuno chiamerà Patria. Da cui chiunque non aspiri ad un salario minimo orario per fare peggio quello che un robot può fare a costi decisamente inferiori, sarà da tempo fuggito.

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