Luigi Lorenzo Secchi – L’ingegnere della ricostruzione della Scala

Cultura e spettacolo

Milano 2 Dicembre – Non c’è occasione migliore della vigilia del 7 dicembre per ricordare l’artefice della ricostruzione del Teatro La Scala distrutto dai bombardamenti dell’agosto del 1943. Grazie all’immediato intervento dell’ingegnere Luigi Lorenzo Secchi (Avenza (MC) 1899 – Milano 1992) che il giorno successivo al disastro era già sul posto,  l’11 maggio 1946 il Teatro fu riaperto con un concerto  memorabile diretto dal maestro Arturo Toscanini, durante il quale fece il suo debutto il soprano Renata Tebaldi.

Luigi Lorenzo Secchi, toscano ma Milanese d’adozione, si trasferì nel capoluogo lombardo dopo tre anni di degenza ospedaliera a Bologna dovuta alle gravi ferite riportate durante la prima guerra mondiale. Laureatosi in ingegneria industriale al Politecnico di Milano nel dicembre 1924, già nel 1925 partecipò a un concorso internazionale per la progettazione di una nuova città presso Alessandria d’Egitto, denominata Sidi-Gaber. Ingegnere al Comune di Milano vi svolse una rapida e brillante carriera, distinguendosi come ideatore di esempi di edilizia scolastica, concepiti secondo orientamenti progettuali e criteri di insegnamento all’avanguardia. L’architettura sociale, dedicata allo svago e allo sport,  fu il settore dove esplicò al meglio la sua opera di innovatore, costruendo nel 1929, in via Ponzio, la prima piscina all’aperto della città, cui seguirono numerose altre,  oltre ai primi campi sportivi, che volle distribuiti nelle aree periferiche nel tentativo di dotare ogni zona di attrezzature sportive.
Partecipò al rinnovamento edilizio di Milano per  consentire alla città di competere con le principali metropoli europee, ristrutturò “modernizzando” i grandi impianti dell’Arena, dello stadio civico e del Lido, realizzando la più grande piscina coperta dell’Europa del tempo, intitolata a Roberto Cozzi, che gli valse riconoscimenti in Italia e notorietà all’estero, come alcuni edifici pubblici e il complesso per la sede della prima Zona aerea territoriale dell’Aeronautica militare.

Partecipò alla redazione di varianti e piani particolareggiati per Milano, nonché al dibattito sull’applicazione del piano regolatore di Cesare Albertini diventando il protagonista della sua revisione dal 1939, quando fu nominato capo della neonata divisione urbanistica dell’ufficio tecnico municipale e membro dell’Istituto nazionale di urbanistica. Autore di una proposta per un nuovo piano regolatore, studiata durante la guerra come tempestiva attuazione della legge urbanistica del 1942 presentata alla vigilia della liberazione, nel 1946 partecipò ai lavori della commissione centrale per lo studio e la redazione del piano regolatore del dopoguerra.
Attivo pubblicista, di molti suoi scritti resta testimonianza tra le pagine del “Politecnico” di cui fu redattore dal 1928 al 1938; scrisse anche per numerose altre riviste dell’epoca.
Dal 1947 lavorò come libero professionista nel campo industriale, costruendo le sedi milanesi di rappresentanza e le strutture produttive di diverse società tessili (Cotonifici Maino e Carminati e Lanificio Ugo Rista) e realizzando importanti insediamenti terziari e industriali, tra cui l’imponente insediamento di Villacidro (Ca), per la Snia Viscosa, di cui fu condirettore generale tecnico dal 1959 al 1969 e per cui diresse la costruzione di impianti idroelettrici e centrali termoelettriche (Alto Meduna, Silisia).
Il suo nome è legato anche a prestigiose consulenze teatrali e a importanti committenti privati milanesi: Aldo Garzanti gli affidò la costruzione di una moderna tipografia e legatoria, Ferruccio Landriani, per cui curò il “restauro” del Circolo della stampa, in Palazzo Serbelloni, Franco Marinotti, l’industriale Luigi Clivio e Antonio Ghiringhelli, rispettivamente per le ristrutturazioni di appartamenti e della villa di via XX Settembre, il finanziere Bernardo Caverzasio, per la realizzazione di due sedi bancarie a Chiasso e a Lugano.
La consacrazione internazionale giunse all’ing. Secchi grazie all’ingegnosa e perfetta ricostruzione del teatro alla Scala, dopo le distruzioni operate dai bombardamenti del 1943, che ne consentì una rapida riapertura l’11 maggio del 1946 con il memorabile concerto del Maestro Arturo Toscanini.  Anche se poco conosciuta, come architetto conservatore, svolse opera altrettanto fondamentale per il teatro dal 1932 al 1982: cinquanta anni durante i quali, ridisegnati i ridotti dei palchi (1936), delle gallerie (1955) e della platea (1957), rifatto completamente il palcoscenico (1938, 1970), dotato il teatro di nuovi e funzionali spazi di servizio (biglietterie, sala prefabbricata per i concerti, laboratori, depositi), le sue assidue cure e attenzioni ne permisero il costante adeguamento ai mutamenti delle esigenze del pubblico, garantendo un ininterrotto finanziamento.
Numerose le onorificenze conferitegli dallo Stato, dal Comune di Milano (medaglia d’oro tra i cittadini benemeriti, nel 1956) e da associazioni culturali e professionali, tra cui il Collegio degli ingegneri di Milano, che, per mano di Ignazio Gardella, nel 1988, lo insignì della medaglia di socio benemerito.

fonte: Elisabetta Susani, Milano dietro le quinte. Luigi Lorenzo Secchi, Electa, Milano, 1999

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