Quel fake della vittoria del bene su male

Politica

Milano 17 novembre – All’avvicinarsi della Grande Guerra, nessuno celebrava (ma nemmeno pensava) agli equilibri del 1842 di 72 anni prima. Nessuno pensava agli equilibri del Congresso antinapoleonico corretto dagli Orleans al posto dei Borboni  e da qualche rivolta in Italia ed in Spagna; un anno come tanti altri dove addirittura brilla come evento la semplice stesura finale di un libro, pur trattandosi de I Promessi Sposi. Molte cose, come è giusto che sia, erano cambiate in 70 anni, ma se ne preparavano di rivoluzionarie  con il ‘48. Nel 1842 la Prussia stava preparandosi a divenire  Germania, Luigi Filippo e Carlo Alberto ancora regnavano, l’Inghilterra prendeva batoste in Afghanistan, Mazzini s’inventava il mito letterario di quel bonaccione di Garibaldi,  la Russia era intenta all’espansione interna, con la conquista il kanato di Buchara, oggi repubblica del Turkestan. 70 anni dopo c’erano il Reich e la Repubblica Francese, l’Italia postrisorgimentale, la Russia con il suo Far East completato parallelo al Far West americano, il Rule Britannia. A malapena ci si ricordava di Bismarck. Oggi, invece, nel 2017 siamo inchiodati a quel 1945 di 72 anni fa, anno santificato per la vittoria dei democratici sui totalitari, degli antifascisti sui fascisti, del bene sul male. Non si smette di celebrare quell’anno in tutto il nord del mondo che girando intorno alla terra, ruota attorno ad America e Russia. Gli Usa lo celebrano come l’inizio della leadership, incoronata e motivata dall’aiuto decisivo portato all’Europa occidentale. La Russia, in una soluzione di perfetta continuità anastatica, celebra la vittoria della sua guerra patriottica contro gli europei più vicini, nel continuum del trionfo di Alexander Nevskij e nel disinteresse per tutti gli altri scenari del conflitto. Nel resto del mondo l’omaggio sa più di claque obbligata,a parte l’Australia che per sangue è un pezzo di nord molto decentrato. Il Sudamerica, legato alle esperienze conservatrici e reazionarie iberiche, è  rimasto, nell’intimo , moderatamente ostile ad un schieramento al quale per sudditanza verso i gringos ha finito per aderire. Il mondo arabo ha manifestato chiaramente la sua contrarietà e mal gliene è venuto. Asia ed Africa hanno gioito, più che della vittoria antifascista, del tracollo europeo che li ha resi formalmente indipendenti.  Quanto all’Europa è passata da una prima fase da vae victis, nella quale si è stretta ai nuovi dominatori, americani e russi, timorosa del campo avverso, ad una nuova, nella quale la sua unità è rimasta frustrata dalla sua irrilevanza. L’abbandono degli unici europei vittoriosi, gli inglesi, è sintomatico del loo spostamento da un continente mai amato a quel nord del mondo cui si sentono di appartenere.Dopo 70 anni la novità, a parte l’eternità degli istituti nati dalle rivolte estemporanee contro la leva obbligatoria in tempo di guerra, è la Cina, che partita da burattino  filoUsa, e poi filoUrss nei decenni si è fatta superpotenza.  Ci sono poi le sorprese sempre temute e non realizzate: gli sconfitti Germania e Giappone sono tornati alla ribalta. I tre paesi maledetti, la Cina scomunicata prima dagli Usa poi dai russi; il Giappone, paese reo d imperialismo non europeo e la Germania, culla del male, cioè del nazismo, sono anche i paesi modello, da molti se non tutti, punti di vista migliori di America e Russia.  L’eventuale alleanza nippocinese creerebbe un blocco dalle capacità tecnologiche e finanziarie infinite, dalla massa di popolazione ineguagliata e probabilmente dagli skill militari formidabili. La Germania, ormai da 50 anni, gigante economico e nano politico, lascia che siano i suoi alleati minori, tutti pezzi orientali del Reich o dell’Ostereich, a chiedere nuove politiche, tanto simili a quelle di tempo fa. Non è una novità, invece la celebrazione festosa europea, che perdura da 70 anni con sempre minor significato. All’inizio si felicitavano i monarchi, i presidenti, le caste burocratiche e di governo di tanti stati e staterelli che già si erano visti fondere in un impero continentale come ai tempi di Augusto, di Carlomagno, di Napoleone. E si felicitavano i partiti del popolo, cui le nazioni non interessavano quanto la creazione di una repubblica comunista basata sulla lotta di classe, sulla sconfitta e magari sul massacro de ricchi universali. Oggi che la seconda ipotesi è scomparsa, anche la prima soffre sotto un governo burocrato europeo che vive di regole stravaganti e che ha chiarezza solo nella fedeltà all’alleato maggiore, gli Usa, che si fanno beffe spesso delle stesse regole da loro ispirate. E’ chiaro che le celebrazioni europee che si incentrano sulla sconfitta dell’antisemitismo son oggi tutte ingiustificate. Si celebra la vittoria d’Europa quando l’Europa venne in realtà sconfitta, divisa ed umiliata. Si celebra la vittoria dell’antisemitismo, quando uno dei vincitori è rimasto allora come oggi ferocemente antisemita.  Si celebra la sconfitta della Germania come questa non significasse la debacle europea. Mentre si reiterano caricaturali racconti e sempiterne collezioni mediatiche sulla sconfitta del diavolo, precludendosene la comprensione, si soffre nell’attesa del tempo  in cui l’armatura tedesca per troppa crescita non farà esplodere il fragile esoscheletro della costruzione burocratica europea. Si celebra quanto non esiste più. Non ci sono più due superpotenze mondiali ; una fa accorta politica regionale, l’altra è stremata dal ruolo. Non c’è l’antifascismo, perché non c’è l’idea dello stato socialista mondiale. Non c’è la lotta all’antisemitismo perché sono maggioritari la lotta e l’odio verso Israele. Non c’è nessuna vittoria europea quanto il suo contrario. Si fluttua rimandando il momento in cui i nodi ormai logoratissimi si spezzeranno. Nel frattempo, la litania delle vittorie, ormai una preghiera in latino ripetuta a memoria senza comprensione, viene ripetuta ed ogni altra versione è un fake.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.