Se non farete suonare le campane, sentirete cantare i Muezzin

Milano 11 Ottobre – “Don Gennaro, il parroco di Santa Maria al Caravaggio, racconta che qualche telefonata di protesta arriva: “Ma lo fanno per partito preso – dice – e quando mi chiedono se non si può almeno abbassare il volume spiego che queste sono campane vere, non altoparlanti”. Così, chi abita in zona, può sentire le campane che suonano per 45 secondi alle 8.15 e alle 17.45 (ma la domenica mattina suonano tre volte, prima di ogni messa) e ogni ora dalle 7 alle 22 i tocchi di martello dell’orologio sul campanile (tanti quante sono le ore segnate)”.

Direttamente da Repubblica: potremmo parlare di cronaca di una invasione preannunciata. Ora, non voglio difendere le campane in sé. Io vorrei difendere le campane in me. L’idea, non certo di centrodestra, che gli immigrati vadano integrati a tutti i costi. Il mantra di vent’anni di immigrazione di sistema, venti, lunghi, anni di prediche su quanto sia bello accogliere. Ci hanno detto che sarebbe andato tutto bene, bastava solo stare un po’ attenti ed integrarli. Già. Che vuol dire, però, integrare? A Casa mia significa fargli accettare le nostre usanze. Cosa un po’ difficile, me lo concederete, da fare mentre le stiamo demolendo con le nostre mani. Continua, infatti, il giornale di Scalfari:

“Racconta, ancora, che anni fa c’era stato un controllo del rumore, ma senza conseguenze. Ed è proprio un intervento dei vigili e dei tecnici dell’Arpa che viene suggerito in un’altra social street per le campane della chiesa dei Santi Giacomo e Giovanni e per quella di Ognissanti, al Corvetto. Le campane, infatti, devono rispettare i limiti di decibel imposti per legge a qualsiasi fonte sonora. Ma, oltre al rumore, c’è la questione orari: una circolare della Cei spiega, infatti, che “negli ultimi tempi il suono delle campane è diventato fonte di preoccupazione per l’aumento dei casi di contenzioso giudiziario” e anche per ragioni legate “al contesto sociale italiano, sempre più multiconfessionale””.

Massì, poverini, sono multiconfessionali. Non svegliamoli con le campane. Anzi, visto che ci siamo, che vogliamo integrarci, facciamo chiamare alla preghiera dai Muezzin. Quello è giusto. Va bene. È bello. E soprattutto dovrebbe ricordare a tutti noi come e quanto falsa riesca ad essere la propaganda di sinistra. No, non vogliono che gli immigrati diventino come noi. Vogliono che noi e loro diventiamo come ci vogliono loro. Ed in questo caso chi arriva è un comodo ariete da usare contro le usanze più profonde, quelle che non erano riusciti a sradicare da soli. Ecco perché vanno difese le campane. Sono un simbolo. Uno che loro odiano. E, come tale, a prescindere da tutto vitale per la nostra autoconservazione. Loro, sia ben chiaro, non sono gli immigrati che, probabilmente, amabilmente se ne fregano. Loro sono i radical chic. La più grande tragedia politica che questo paese abbia mai dovuto affrontare.

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Luca Rampazzo

Autore: Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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