Non è golpe, se sei il Matteo sbagliato

Milano 16 Settembre – Queste sono due storie parallele di giustizia ad orologeria. Due Matteo, due inchieste che hanno seri problemi a stare in piedi. Due inchieste aperte. Due inchieste in cui la magistratura ha il potere di influenzare la contesa elettorale. Ma una è un tentato Golpe, l’altra una difesa dell’onore del Parlamento. Qualunque roba sia. Matteo R. è un giovane democratico che scopre improvvisamente che finire nel mirino di Woodcock significa vedere i propri diritti sospesi. In particolare, due Carabinieri decidono di metterlo nel mirino tramite il padre. Implicandolo in una inchiesta evanescente, alla Mastella, roba che fra una decina di anni produrrà una valanga di assoluzioni. Due degli ideatori della vicenda, tra cui il capitano Ultimo, sono ai ferri corti con una PM che ha deciso di scaricare su di loro l’intero peso della cospirazione. Se di cospirazione si trattò. In ogni caso la vicenda sta finendo bene. Renzi padre riabilitato. Nessuno impossibilitato a competere. Tutto è bene, quel che finisce bene. È l’importanza di essere Matteo, quello giusto. Puoi persino permetterti di parlare di golpe. Essere R. E’ bello, talvolta. Perché, se sei S, le cose possono diventare più difficili.

Se sei S, potrebbero bloccarti i conti per un processo di primo grado. A sei mesi dalle elezioni, di fatto impedendoti di partecipare pienamente. La vicenda sa di assurdo: la Lega viene derubata (forse, è una sentenza di primo grado) dalla sua dirigenza, quindi i giudici non trovano nulla di più logico che sequestrare 48 MILIONI di EURO. 48 MILIONI. Perché? Davvero stanno affermando che Bossi se li sarebbe intascati tutti? No, ovviamente. È una scelta assurda, inutilmente punitiva e senza alcun fondamento logico. Sono svariati anni di rimborsi, oltre ad una multa che non serve assolutamente a nulla sul piano del diritto. Salvo uccidere il terzo partito Italiano per consensi. Bisogna essere chiari, forse non sarà un attentato alla Costituzione. Ma se non lo è, è solo perché ormai ci siamo abituati. Hanno fatto fuori Berlusconi più o meno con lo stesso giochino: applicando teoremi fantasiosi alla giurisprudenza fino ad eliminarlo dalla scena politica. Adesso tocca a Salvini. Che può essere più o meno simpatico, ma di sicuro non si vede perché sequestrare dei conti in un processo che non vedrà mai la fine, in cui sono imputati ex dirigenti ed in cui la Lega, semmai, è vittima. Comunque, se quello contro Renzi è un tentato golpe, questo cos’è?

Purtroppo, normale amministrazione. Non illudiamoci, sono tutte cose che abbiamo già visto ormai troppe volte. E che continueremo a vedere. Perché, in Italia, vige un principio ferreo: l’importanza di essere Matteo. Quello giusto.

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Luca Rampazzo

Autore: Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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