“Tanto a noi non ci fanno niente”: da Roma a Parma la violenza dei migranti è il paradigma dell’impunità buonista

Politica

Milano 31 Agosto – Parlare dei fatti di Parma o di Roma è parlare di una violenza incontrollabile dei migranti contro gli italiani, con cui dovrebbero integrarsi secondo la dottrina buonista della sinistra. Ed è constatare con paura che l’aggressività degli ospiti non ha più alcun ritegno perché “Tanto a noi non ci fanno niente”.

Ma quale rispetto, ma quale osservanza delle regole, ma quale buon senso e riconoscenza? La ragione non abita tra i vigliacchi che tirano i sassi ai bambini al Tiburtino di Roma e neppure tra coloro che hanno pestato violentemente a Parma il conducente di un bus. Fanno “branco” per imporre la legge del più forte, per ridere della nostra fragilità, per sottomettere alle loro regole di sopraffazione gratuita. “Tanto a noi non ci fanno niente” è la frase irridente degli aggressori del conducente a Parma che racconta a Il Giornale “”Mi dicevano di tutto lanciavano sassi sui vetri. Ero spaventato”. Le immagini sono come un pugno allo stomaco per chi da anni chiede maggior sicurezza per conducenti e passeggeri nei trasporti pubblici. I migranti sembrano incontrollabili, vorrebbero raggiungere il conducente per fargliela pagare. Un cittadino, rimasto anche lui all’esterno del bus, prova a riportare alla calma. Inutilmente. “Stai zitto o ti spacco la faccia”, lo attacca uno dei ragazzi ben vestito e in camicia bianca. “A me non me ne fotte un cazzo”. La rabbia si trasforma in violenza. Due migranti cominciano a forzare la porta dell’autobus intenzionati ad entrare ad ogni costo. Il clima si fa incandescente. “Non può fare il video”, urla una delle ragazze con i capelli ricci e rossi in direzione dell’autista. I suoi amici hanno gli smartphone in mano e battono ripetutamente contro il vetro che comincia ad ondeggiare.

Pochi istanti dopo riescono a sfondare la porta. Sale a bordo un giovane che sembra avere poco più di venti anni. Si avventa sull’autista e lo colpisce con una raffica di pugni al volto. G.P. prova a difendersi sferrando due calci in direzione dell’aggressore. Tutto inutile. L’immigrato lo colpisce al volto, lo spinge in terra e continua a percuoterlo senza tregua . (guarda il video)”Solo l’intervento dei carabinieri, chiamati da alcuni passanti, pongono fine al brutale pestaggio. “Appena viste le divise sono scappati. Alcuni sono stati identificati, ma non quel ragazzo che per prima è salito sul bus per picchiarmi”. Il responso dell’ospedale è duro: sette giorni di prognosi per le ferite riportate. Ma poteva andare peggio. “Io sono robusto – dice l’autista – ma se al mio posto ci fosse stato un collega meno forte, ora sarebbe morto”.

E a Roma “non si ferma la rabbia contro il business dell’accoglienza ai migranti. Stanotte un gruppo di residenti del rione di periferia, Tiburtino III, dopo anni di manifestazioni, di proteste e di tavoli istituzionali, ha tentato di assaltare il centro di via del Frantoio.

A far scoppiare la rivolta, stando a quanto riportano i residenti, sarebbe stato il sequestro di una donna e di suo figlio che sono stati trattenuti dentro il centro di accoglienza dove si erano recati per lamentarsi dopo lo scoppio di una lite tra gli immigrati e i ragazzi del quartiere.

“Solo l’intervento massiccio della polizia con numerose camionette anti sommossa ha frenato l’esasperazione dei cittadini”, spiega Fabrizio Montanini, portavoce del coordinamento dei comitati e delle associazioni del IV Municipio. Quando le forze dell’ordine sono giunte sul posto, a mezzanotte e mezza, però, la maggior parte delle persone si erano già disperse e hanno trovato soltanto un migrante ferito. Tutto sarebbe iniziato due ore prima, quando un eritreo ha lanciato dei sassi, pur senza colpirli, contro alcuni bambini che giocavano vicino al centro d’accoglienza. A quel punto la madre di uno di questi bambini si sarebbe recata per affrontare il migrante ospite del centro e ne sarebbe nato un parapiglia. In aiuto della donna, circondata da alcuni migranti e quindi impossibilitata ad uscire dallo stabile, sarebbero arrivati amici e parenti. Durante gli scontri l’eritreo, accusato di aver lanciato i sassi, è stato colpito alla spalla con un arma da taglio o con una bottiglia e portato all’ospedale Pertini ma non pare essere in pericolo di vita.” (Il Giornale)

Ma non si dica che la polveriera Italia è frutto di razzismo o di mancanza di sensibilità perché l’accoglienza senza se e senza ma predicata ed enfatizzata dalla sinistra sta diventando dirompente e incontrollabile.

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