E allora vogliamo anche “l’apologia di comunismo”

Economia e Politica

Combattere le idee totalitarie con i reati d’opinione è un controsenso. Ma se vogliamo stare al gioco del Pd, perché in queste proposte non viene mai menzionato il regime più sanguinario del ‘900? Perché certe dittature sono sempre, inesorabilmente, meno dittature di altre?

Milano 11 Luglio – Lo dichiaro subito: non ritengo la legge un mezzo adatto per prevenire le derive autoritarie. Esistono altri mezzi, istituzionali e culturali, per prevenire gli estremismi. reati d’opinione non dovrebbero esistere.

Tuttavia, merita un commento la legge proposta dall’onorevole Fiano del Pd che mira ad introdurre un reato contro la propaganda fascista e nazifascista a seguito di alcune scritte e gesti inneggianti al fascismo in una spiaggia. La proposta dice molto sulla cultura del Paese per cui il rischio di “deriva autoritaria”, sia per Berlusconi o per Grillo, è sempre dietro l’angolo. Sempre, tranne quando al governo c’è il Partito Democratico. Il pericolo è ovviamente sempre “fascista” e “nazista”, mentre mai viene menzionato il regime autoritario più sanguinario di ogni altro: il comunismo, nella variante sovietica o cinese che si preferisca. Molti oppongono che ciò accada perché l’Italia è stata la culla del fascismo e, di conseguenza, il riflesso antifascista è più forte. Inoltre, il Pci è stato tra i partiti fondatori della nuova Costituzione repubblicana. Questo ragionamento seppur vero, tuttavia, non pare giustificato nel presente: il Pci è oramai storia da venticinque anni, il Muro è crollato, il fascismo è stato sconfitto nel 1945. La divaricazione e la disparità di trattamento tra regimi totalitari non sembra aver più senso.

Veniamo all’oggi. Non sono forse egualmente pericolosi i simpatizzanti fascisti e i centri sociali d’ispirazione marxista pronti a devastare le nostre città ad ogni occasione buona? O che distribuiscono Lotta Comunista fuori le scuole ed università? Quale sarebbe il “diverso pericolo” tra i vessilli fascisti e quelli stalinisti-cheguevariani? Perché in una legge per prevenire gli estremismi la propaganda deve essere sempre e solo fascista e, addirittura, nazista ma mai comunista?

A questa domanda chi pone la necessità di una ulteriore legge contro l’apologia fascista non risponde. Perché non può rispondere in quanto l’intera storia della prima Repubblica è stata una giustificazione continua del diritto all’esistenza un partito che, certo accettava le regole democratiche, ma serviva un interesse straniero. Lo serviva mentre le sue idee colonizzavano scuole, università, teatri, cooperative, istituzioni e via dicendo. In Italia, per fortuna, il comunismo come regime non c’è stato o meglio è esistito sotto altre spoglie e digerendo la democrazia. E, non a caso, il blocco occidentale si era premunito se fosse arrivato il momento in cui la conventio ad excludendum del Pci dal potere non resistesse, attraverso una rete militare sotterranea pronta ad intervenire. Questa istituzionalizzazione forzata del Pci, relegato all’opposizione, è stata pagata amaramente a livello culturale. Un prezzo, quello del Comunismo come ideologia e regime diverso (e migliore) dalle altre ideologie e regimi totalitari, che ancora oggi si continua a scontare seppur in riflessi quasi ridicoli come quelli della proposta in discussione.

Questo regime di “specialità” del comunismo non è ancora stato superato dai parlamentari della Repubblica della sinistra italiana, sempre pronti ad agitare lo spettro del fascismo e a riempire i codici di reati d’opinione. Così creando un doppio danno: reati simili e di fatto quasi mai perseguibili e diseducazione rispetto alle esperienze storiche dei totalitarismi. Perché per i vari Fiano del momento “tutte le dittature sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.”

  (l’intraprendente)

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