Confindustria boccia la manovrina perché aumenta le tasse

Economia e Diritto

Milano 3 Maggio – Tra il dire e il fare ci sono di mezzo le tasse. È Confindustria a tirare le orecchie al Governo sulla manovrina, sottolineando che “si è spesso sostenuto che la correzione dei conti sarebbe stata conseguita ricorrendo prevalentemente a misure di contrasto all’evasione, senza incrementare la pressione fiscale”, ma così non è stato. Il direttore generale dell’associazione degli industriali italiani, Marcella Panucci, nel corso di un’audizione in Parlamento, ha chiosato: “Alla luce dei testi definitivi, invece, appaiono evidenti alcuni aumenti del carico impositivo”.

Confindustria passa in rassegna tutte le voci che concorrono ad aumentare il carico fiscale nel decreto varato dal Governo per ottemperare alla correzione dei conti pubblichi chiesta da Bruxelles. Gli industriali parlano apertamente di “inasprimento della tassazione sui giochi che non eguali in Europa”, e del tabacco, nonché la stretta su misure strutturali “che interessano la generalità delle imprese, l’Ace”.

Gli industriali esprimono forte preoccupazione su una delle misure cardine della manovrina, cioè l’estensione del meccanismo dello split payment che obbliga la pubblica amministrazione a trattenere e versare direttamente all’erario l’imposta sulle fatture emesse dai propri fornitori. “Lo split payment determina un finanziamento a tasso zero allo Stato da parte delle imprese, privando queste ultime, seppur temporaneamente, di una vitale liquidità”, ha sottolineato Panucci.

Nel mirino degli industriali finisce anche il Documento di economia e finanza. “C’è un trade-off tra gli obiettivi indicati nel Def di forte riduzione del deficit, annullamento delle clausole di salvaguardia e misure di sostegno alla crescita. Qualcuno di questi obiettivi non potrà essere raggiunto”, ha aggiunto ancora il dg di Confindustria. (Huffington Post)

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