La Corte dei conti europea smonta il sistema italiano dell’accoglienza

Politica

Strutture inadeguate a ospitare la marea di persone in arrivo, hot spot mai aperti, ricollocamenti insufficienti La relazione dell’organismo fa luce sulla bomba umanitaria pronta ad esplodere:«Rischiate il collasso»

Milano 27 Aprile – Il sistema della cosiddetta accoglienza è sull’orlo del collasso e, se si continua di questo passo, rischiamo di ritrovarci tra le mano una bomba umanitaria. E sin qui è cosa nota. Quando però se ne accorgono persino le istituzioni europee, che su questi temi sono sempre piuttosto «tarde», è comunque una buona notizia. È il caso della Corte dei conti europea, che fa il punto della situazione e prevede che, se i flussi aumenteranno con questo ritmo, ben presto non sapremo letteralmente dove mettere gli immigrati, che peraltro già ora abbiamo serie difficoltà a sistemare.

Il documento dei magistrati contabili contiene la valutazione delle azioni intraprese dai Paesi Ue in prima linea nella crisi migratoria ed è aggiornato fino all’estate scorsa. Peccato che lo stesso organismo strutturi tutto il discorso come una critica all’Italia che non ha adeguatamente eseguito gli ordini europei. La parola magica è «hotspot». Ovvero i «punti di crisi», la cui apertura ha «contribuito a migliorare la gestione dei flussi migratori in Italia e in Grecia, in circostanze molto difficili e continuamente mutevoli». E tuttavia, secondo la relazione della Corte, dei sei hotspot che l’Italia doveva «istituire e rendere operativi» entro la fine del 2015, per una capienza complessiva di 2.500 posti, solo due, Lampedusa e Pozzallo, sarebbero stati istituiti nei tempi previsti. Gli hotspot di Trapani e Taranto sono stati resi operativi soltanto nei primi mesi del 2016, mentre quelli di Augusta e Porto Empedocle non sono stati ancora aperti.

FUORI SCALA

In ogni caso, i quattro  punti aperti avevano una capienza di 1.600 posti. Bazzecole, a confronto con la media di luglio del 2016 di oltre 2.000 arrivi al giorno. Ovvio che poi, nei primi sette mesi del 2016, «circa il 70 % dei migranti» sia sbarcato «ancora al di fuori dei siti hotspot esistenti», facendo crescere il rischio di una incompleta registrazione degli immigrati in arrivo. «Ci sono tante persone che non hanno fatto domanda di asilo e che quindi dovrebbero essere rimandati indietro, ma i ritorni  non sono semplici da attuare », ha ricordato Hans Gustaf  Wessberg, membro della Corte dei Conti, durante la presentazione del documento. «Non abbiamo idea di quante persone ci siano in ballo, ma se guardiamo la dimensione dei numeri è facile immaginare che ci siano delle persone che si disperdono». Giova ricordare che solo nei tre giorni a cavallo del weekend di Pasqua sono arrivate ben 8.500 persone: davvero la soluzione miracolosa per una situazione di questo genere è aprire gli altri due hotspot mancanti? Non è, del resto, la loro quantità a cambiare il quadro, anche perché questo strumento ha di fatto cambiato la sua ragion d’essere con l’aggravarsi dell’emergenza: gli hotspot sono stati trasformati in punti di accoglienza di lungo periodo, e «questo ha creato problemi», anche perché originariamente erano pensati per velocizzare le registrazioni e poi smistare i migranti, trattenendoli quindi nelle strutture solo poco tempo. Ma non è andata così. «Gli hotspot serviranno per lungo tempo, perché non riesco a vedere una fine a questa situazione», ha ammesso Wessberg. Un altro punto critico riguarda i minori non accompagnati: per gli oltre 20.000 che sono arrivati in Italia alla fine di settembre del 2016 non ci sono sufficienti strutture. Motivo per cui il nostro Parlamento ha pensato bene di varare una legge che li rende non rimpatriabili, il che significa lanciare un messaggio urbi et orbi circa la nostra volontà di accogliere minori a volontà. E pazienza se poi «questi ultimi permangono troppo a lungo presso gli hotspot, che non sono adatti ai loro bisogni specifici».

RACCOMANDAZIONI

Ecco perché la Corte dei Conti ha accompagnato il rapporto con cinque raccomandazioni su misura per il nostro Paese, una delle quali prevede addetti per minori in ogni struttura di identificazione e spazi specifici per questa categoria di migranti.  Altra nota dolente: i ricollocamenti. Che non avvengono, o avvengono a rilento, mentre gli sbarchi, invece, accelerano. Il che fa ì che l’Italia diventi un campo profughi a cielo aperto, dato che gli immigrati trovano porte girevoli nel Mediterraneo e muri alla frontiera verso il nord Europa. Secondo la Corte, che  sembra avere una certa inclinazione naturale a scoprire alternative all’acqua fredda, tutto questo, a lungo andare, potrebbe portare ad un «problema di capienza nelle strutture di accoglienza» esistenti nel nostro Paese. Se il «deflusso » degli immigrati dal nostro Paese rimarrà limitato, quindi, spiega ancora la relazione, nel prossimo futuro le strutture di accoglienza per i richiedenti asilo presenti nel nostro Paese potrebbero non essere più sufficienti. La catastrofe, quindi, è dietro l’angolo. Ora anche in Europa qualcuno comincia ad accorgersene.

Adriano Scianca (La Verità)

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