Represse e umiliate le donne afghane continuano a lottare contro il fondamentalismo
La guerra è sempre scenario di orrori, anche durante il conflitto nella ex Jugoslavia mi è stato raccontato lo scempio da chi l’ha vissuto di persona, al fronte, con una divisa addosso. Forse qualcuno l’ha dimenticata, o non l’ha considerata tanto atroce quanto quella culturale, religiosa e di costume che, quotidianamente, vivono diverse comunità di donne represse, soggiogate e svilite nella loro dignità tra quelle che oggi tentano di combatterla o evitarla, fuggendo quando raramente è possibile.
Tuttavia, una differenza fondamentale (anzi, fondamentalista) separa tra loro queste guerre, portando all’evidenza quella che emerge dalle immagini e filmati come questo, di appena due anni fa ma purtroppo ancora attuale, dove le donne vengono martoriate da un branco di belve travestite da esseri umani perché osano battersi per i diritti delle donne afghane.
Questa quindi non è una guerra comune, è più subdola e vigliacca di tutte le altre in quanto si sviluppa partendo dall’interno dei paesi che la concepiscono, nei suoi lati più assurdi e brutali; una guerra bastarda, perché unilaterale e imposta dall’alto di una barbarie mentale che spinge gli esecutori ad accanirsi anche contro mogli, sorelle, figlie che osino non accondiscendere alle truci tendenze dei loro famigliari aguzzini. È una guerra abominevole, bastarda dentro. Perché è una guerra contro la CIVILTA’.
Perché queste testimonianze non vengono mai diffuse, o lo sono raramente, ma non integralmente su reti nazionali? Perché i nostrani vari movimenti femministi restano muti di fronte a tali orrori che, se non resteremo sufficientemente vigili, finiranno prima o poi per espandersi, contaminando porzioni dell’occidente dove incautamente viene concesso asilo dietro nobili impulsi umanitari, salvo poi dover constatare quanto sia negativa e difficile da arginare la permeazione di simili regimi, in contesti che non hanno saputo valutarne per tempo il rischio?
Luciano Oggiano
