I lavoratori italiani sono fra i più poveri in Europa

Economia e Diritto

Milano 30 Marzo – Lavoratori italiani, un passo avanti per favore. Si parla di voi. Buone notizie in arrivo? Neanche per idea. Siete infatti, tra i peggio pagati d’Europa. Lo rivela l’ultima indagine Global 50 Remuneration Planning della società di consulenza Willis Towers Watson che scatta una fotografia sugli stipendi medi in Europa. Non si occupa di operai ma di lavoro qualificato a conferma che è proprio la classe media a essersi impoverita con l’introduzione dell’euro.

Analizzando la media della retribuzione annuale lorda delle prime 20 economie europee, dirigenti di medio livello e neo-assunti italiani si posizionano al 14esimo posto. La posizione cambia però se ad essere presa in considerazione è la media relativa al potere d’acquisto: i colletti bianchi scendono alla 17ma posizione, i giovani appena entrati  alla quindicesima.

Di chi è la colpa? Siamo certi che non farete fatica? Sul banco degli imputati c’è l’alto livello della tassazione che rende il “potere d’acquisto” di uno stipendio italiano notevolmente inferiore a quello della maggior parte dei Paesi europei. Compresi Paesi Bassi, Irlanda, Francia, l’Austria, e tutti i paesi scandinavi.

L’analisi mette in luce che il vero guadagno sul lavoro degli italiani è fatto dallo Stato che si prende metà della busta paga sotto forma di imposte e contributi. Da anni si parla di un taglio del cosiddetto cuneo fiscale che servirebbe ad alzare gli stipendi netti. Il primo a parlarne è stato Berlusconi. La promessa è stata ripetuta, all’incirca, da tutti i presidenti del consiglio passati per Palazzo Chigi. Parole al vento. Tra il 2000 e il 2014 le retribuzioni lorde sono cresciute del 6,5%, più dell’inflazione. I lavoratori, però, non se ne sono accorti. A crescere è stata soprattutto la componente fiscale e quindi gli incassi per lo Stato. A causa dell’euro si è verificato un fenomeno molto preciso: non potendo svalutare il cambio è stato svalutato il lavoro. Come? In due maniere: tenendo bassi i salari e alzando il livello relativo della tassazione. In questo modo è stato possibile finanziare le politiche di austerità imposte dalla permanenza nella moneta unica.

Non a caso la Svizzera, che si è tenuta ben stretta il franco, rimane il paese con le retribuzioni più alte. Circa il 50% in più rispetto all’Irlanda, seconda in classifica. È appena il caso di notare che Dublino, pur facendo parte dell’euro, è riuscita a mantenere un fisco particolarmente benigno. Per farlo ha ignorato le sollecitazioni di Bruxelles. L’Italia, invece, accetta tutti gli ordini “perché l’Europa lo vuole”.

Ernesto Preatoni blog

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