Oscar Giannino e il declino dell’Italia

Economia e Diritto

Milano 18 Gennaio – Come del resto era scontato, per chiunque abbia letto e ricordi gli avvisi Ue secondo i quali il giudizio sulla manovra 2017 sarebbe stato posposto al referendum per evitare accuse, la Commissione ci chiede di ridurre il maggior deficit attribuitosi a tavolino da Renzi di uno 0,2% del Pil: ed è fin troppo indulgente la richiesta, a dirla tutta. Dopodiché il rapporto annuale del Wef a Davos classifica l’Italia al 27° posto su 30 paesi per crescita e inclusione sociale. Dopodiché ancora nella giornata il Fmi corregge verso l’alto le stime di crescita di quasi tutti nel mondo, tranne quelle dell’Italia che vengono tagliate rispetto a 3 mesi fa, a +0,7% per il 2017 e +0,8% nel 2018 (metà di quelle dell’euroarea, la Germania prevista a +1,5% quest’anno e il prossimo, la Spagna entrambi gli anni sopra il 2%..).

Dopodiché ancora la giornata si è aperta con il grande annuncio della fusione tra Luxottica di Del Vecchio e la francese Essilor, e per qualche ora i siti d’informazione italiani hanno tentato di vendere la storiella che si trattava di una grande crescita mondiale tra occhialeria di qualità e produttori di lenti transalpini ma a sicuro comando italiano. Pietosa frottola: basta leggere i patti stipulati tra la Delfin che controlla familiarmente Luxottica con la francese Essilor, per capire al volo che non è affatto così: la Delfin sarà il maggiore azionista ma ci saranno due amministratori delegati uno italiano e uno francese, un cda di 16 membri diviso assolutamente a metà, un limite di voto al 31% che serve a dare agli italiani il diritto di veto nelle assemblee straordinarie ma non il comando. In più, anche formalmente la new company nasce per offerta pubblica di scambio carta contro carta tra la Essilor che offre e gli italiani che conferiscono, ergo il significato è chiaro. I Del Vecchio – padre e litigiosissimi figli – innanzitutto trasferiscono in Francia per Opas la loro quota, e la carica di presidente operativo a Del Vecchio – per la veneranda età che ha – significa che dopo di lui con ogni probabilità la partita diventa non solo anche formalmente extra italiana, ma soprattutto tra i vertici della società francese (e i suoi dipendenti, che sono nel capitale) contro una divisissima famiglia italiana.

Avevo scritto all’uscita di Guerra da Luxottica che erano evidentemente i problemi della successione familiare, a far riprendere in mano il bastone del comando all’anziano e per molti decenni geniale fondatore. E’ un’antica maledizione italica, quella delle famiglie imprenditoriali che non capiscono si possa restare ottimi azionisti di controllo, senza per questo voler evitare a ogni costo che la guida operativa della società sia invece affidata a manager. E’ un passo ancor ancor più necessario quando, come straordinariamente ha fatto Luxottica nella sua storia, ci si espande con forza in continenti diversi. Purtroppo la famiglia Del Vecchio ha deciso diversamente. Era ed è libera di decidere del suo, ovviamente. Ma per il sistema d’impresa italiano è l’ennesima perdita certa, in prospettiva, del centro direzionale e operativo di una grande multinazionale italiana di riconosciuto successo mondiale.

Messe in fila tutte queste belle novità di giornata, se c’è qualcuno che vuol sostenere che è colpa della scelta degli italiani nel referendum del 4 dicembre faccia pure. Se poi per caso intende sostenere che è tutta colpa dei tedeschi, di bene in meglio. Quando le classi dirigenti italiane, alla ricerca di alibi e per propinare oblio, la pianteranno di negare le loro colpe e i ritardi che hanno prodotto al nostro paese – e parlo di classi dirigenti non intendendo solo i politici – rischia di essere dannatamente troppo tardi per riparare.

Oscar Giannino (L’Intraprendente)

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