Piccole Moschee proliferano. A quale prezzo?

Milano

Milano 31 Ottobre – Dunque, eravamo rimasti al fatto che a Milano ci fosse UNA Moschea fosse cosa buona e giusta. Qualcuno, proprio su questo giornale, aveva già fatto notare che non sarebbe mai stata UNA sola, perché la moltitudine di punti di vista, di comunità, di background delle varie comunità non potevano fondersi in un solo luogo di culto. Ed, infatti, scade Mercoledì il bando per una pluralità di luoghi di culto. Non sappiamo con certezza quanti saranno. Di certo ci saranno alcune vecchie conoscenze della politica Milanese. Dai casi meno problematici di Cascina Gobba e Mecenate, fino all’eterno dilemma di via Cavalcanti. Chiariamoci. via-cavalcanti-04-fb-sardoneMeno problematico non vuol dire legale. Vuol dire che, nella loro illegalità, poco nuocevano quindi venivano tollerati. Di sicuro, la loro precarietà erano un grande segno di integrazione. Avevano, infatti, capito esattamente come funzionano le cose in questo paese. Ovvero, ti fai i fatti tuoi e se resti sotto traccia prima o poi ti condonano. Quindi, direi, hanno tutte le carte in regola. Va riconosciuto, in particolare, alla Moschea di Cascina Gobba di aver aiutato molto quando il degrado del mercato abusivo aveva raggiunto l’apice. Potevano girarsi dall’altra parte e non l’hanno fatto, onore al merito.

Poi c’è il caso di via Cavalcanti. Via Cavalcanti andava chiusa. Anche Sala si era sbilanciato, parlando di risoluzione del problema. Ora, stando a quanto riporta Repubblica, pare che vogliano il riconoscimento. E qui siamo al sublime. Via Cavalcanti ha dei problemi che con la religione non c’entrano nulla. Se là sotto ci fosse una Chiesa sarei il primo a chiedere, per pietà nei confronti di chi la frequenta, di chiuderla. È pericolosa. È incompatibile con la vita di condominio e di strada. È in un luogo ingestibile. Ma questo non tange minimamente gli occupanti. Sarà divertente vedere come gli verrà risposto. In non pochi, tra i residenti, hanno creduto che Sala avrebbe chiuso il luogo di preghiera, vedremo la risposta in caso si rimangi la parola. In ogni caso, gli Islamici hanno pronto il piano B. Via Esterle. Chi non ha pronto alcun piano B sono i residenti di via Padova e Via Palmanova, oltre che di via Esterle, i quali non è che abbiano così fretta di avere dei nuovi vicini di casa. In ogni caso, il decreto Maroni ha reso quella strada molto meno praticabile, afferma l’Imam.

Già, il decreto Maroni. Nonostante sia stato in parte bocciato dalla Consulta, ha avuto molti effetti. Anche se, dall’inizio di questa nuova gara, tra essi non c’è impedire che gli Islamici abbiano nuovi luoghi di culto. Chi ci ha rimesso sono i Cristiani. Evangelici, per la stragrande parte, come testimonia il pastore Tocco, che riferisce a Repubblica come siano stati ad oggi chiusi nove centri di preghiera. Non un record esaltante per un partito, la Lega, che ha sempre difeso i Cristiani perseguitati. Salvo impedirgli di pregare, per una sfortunata applicazione di una propria legge regionale. A dimostrazione che attaccare le libertà fondamentali non sia possibile senza vittime innocenti.

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