Le tante maschere del giullare

Cultura e spettacolo

Milano 16 Ottobre – Per Carlo Petrini Fo è sempre stato dalla parte degli umili. È una interessante teoria che ha molto a che fare con la storia del nostro Paese e molto poco con Dario Fo. Se il Nobel è stato qualcosa, è stato lui stesso a dirci cosa: uno che ha fatto di tutto per campare. È stato un tipico intellettuale Italiano, di quelli descritti da Montanelli. Uno che ha celebrato il principe. Sempre. I principi sono passati, ma il Maestro dal Cappello a Sonagli è rimasto a fare quel che gli riusciva meglio. Sopravvivere. Fare soldi. Accumulare successo. Tutte cose che degli umili hanno bisogno, ma che con gli umili non hanno alcuna fratellanza. La Dirani, blogger dell’Huffington Post, ha scritto una grande verità che solo una donna di sinistra o un grande uomo in un piccolo corpo di destra potevano dire: il mistero buffo è una espressione elitaria di snobismo culturale. Tradotto: anche quando criticava il potere Fo ad esso si rivolgeva. Jacopo Fo ha rivendicato, con orgoglio, che i suoi non piegarono la testa. Forse perché, essendo già in ginocchio davanti al potere in ogni epoca, non gli si richiedeva altra automortificazione. Fascista con i fascisti, partigiano con i comunisti, movimentista con i Sessantottini, Grillino con i Grillini. E comunista, sempre e comunque. Salvo nel funerale, sul sagrato del Duomo. Immagine plastica ed altamente poetica. Recita una vecchia battuta: comunista fino al primo milione, femminista fino al matrimonio, ateo finché non precipita l’aereo. O fino al funerale. L’ultima, grande, amara, farsa celebrata. Il funerale laico. Un magnifico non sense in cui si celebra la vittoria del nulla sulla persona ed in cui un popolo di esseri umani contempla l’abisso senza speranza alcuna di varcarlo. Uno spettacolo desolante, ad un metro dalla culla della speranza. Troppo vicino per il non credente, troppo lontano per il credente, sospeso eternamente in un limbo. Questo è stato Fo. Un equilibrista sul nulla che sapeva che oltre il buio non c’era nulla e quindi viveva la pericolosa, solitaria ed insensata traversata con l’unico scopo di incassare più applausi e denari possibili.

Massima pietà per i morti, ci mancherebbe. Molto meno per i numerosi guitti mancati che non hanno capito la grande lezione della sua morte. Se è il nulla ad attenderti dall’altra parte della corda, alla fine, ogni cosa si perderà in esso. Quindi tanto vale, ad esempio, essere sempre dalla parte giusta della storia, lagnandosi di essere vittima. Dice il figlio che è sempre stato censurato. Non si capisce francamente da chi, se la cultura era campo esclusivo degli amici di suo padre. Così perseguitato da poter aiutare altri, magari giustamente perseguiti per le loro azioni, ad evadere la giustizia. Sarò io, ma non mi pare che sia il tipico tratto dei perseguitati. Come la sua arte non mi pareva il tipico tratto dell’amico degli umili. Ma sarò sbagliato io, che vi devo dire?

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