Un referendum sul nulla, per confermare un governo inutile

Fabrizio c'è Politica
Milano 7 Ottobre – Nei prossimi 2 mesi tutta la politica italiana si dividerà sul Referendum. Discuteremo di monocameralismo e Italicum, mentre cose serie come l’economia e l’Europa rimarranno sullo sfondo.
Chi ci guarda dall’esterno non capisce come possiamo perdere tempo con le quisquiglie di piccole modifiche alla Costituzione mentre stiamo diventando un paese senza lavoro e senza prospettive, un paese che accoglie 5000 disperati al giorno senza pensare quali problemi di sicurezza, di assistenza e di modello sociale questa invasione produrrà in futuro.
Dunque per 2 mesi dal Premier ai ministri ai parlamentari tutti saranno impegnati in questo dibattito sul nulla, su riforme che come ha scritto il Financial Times, sono un “ponte verso il nulla”. Già da mesi peraltro ogni provvedimento di Renzi è pensato in funzione del referendum e non per gli effetti che produrrà sul lungo periodo. Si rimandano le riforme strutturali e i tagli necessari alla spesa, si va avanti con mance e militarizzazione della Tv di Stato.
L’ Italia è sempre stato un paese dove è difficile prendere provvedimenti magari impopolari al momento ma positivi negli effetti a lungo termine: ogni anno in  primavera si vota o per le politiche, o per le regionali, o per le Europee o per le amministrative e quindi, siccome ci sono sono sempre test elettorali, nessun governo vuole affrontare questioni spinose come i tagli alla spesa.
Ora Renzi si è inventato pure il referendum/plebiscito a dicembre e così la paralisi decisionale è completa. Renzi è certamente un politico furbo e molto tattico. Ma ci sta facendo perdendo tempo che dovremmo impegnare per decidere come far crescere l’economia, creare lavoro, impedire l’invasione, ripensare l’Europa.
Il giorno dopo il referendum ci troveremo con questi problemi e nemmeno con una nuova repubblica. Non avremo una repubblica presidenziale o un modello federale né tantomeno una giustizia che funziona.
C’è tempo per dire perché andare a votare e votare No.
Oggi però la cosa fondamentale è capire quanta superficialità e irresponsabilità c’è nell’aver pensato il referendum come un plebiscito, un si o no a Renzi. Sembra di vedere la Grecia di Tsipras che fa un referendum per chiede al popolo se vogliono fare sacrifici per pagare i debiti.
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Fabrizio De Pasquale, consigliere comunale di Forza Italia

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