Ma il fisco in vacanza non ci va proprio mai ?

Economia e Politica

Milano 24 Agosto – Computer in spiaggia, la connessione va e viene, residui di crema solare scivolano sulla tastiera unticcia del pc che sputa fuoco anche se adagiato sul tavolino sotto l’ombrellone. E’ la dura vita del contribuente, perseguitato anche ad agosto. Sì perché il Tax Day non conosce eccezioni, proroghe, concessioni o buonismi di fine estate. La mannaia del fisco è l’unica cosa che, in Italia, arriva puntuale come un orologio svizzero, come un treno giapponese. E questa è la vita di una partita IVAin vacanza. Che assomiglia molto, anche se più scomoda, a quella di chi presenta gli studi di settore o che si troverà la sorpresina direttamente in busta paga, in quanto lavoratore dipendente.

È il gran pranzo di Ferragosto, consumato dallo Stato con qualche giorno di ritardo, ma che riempie ben bene lo stomaco della bestia affamata: 23 miliardi di euro di entrate. Alle quali si sommano 3,7 miliardi di crediti decaduti. Già, perché per gentile concessione dell’Agenzia delle Entrate, chi non è riuscito a pagare i debiti degli scorsi anni, potrà farlo oggi, in 72 comode rate. Bello no? Pari opportunità di rapina per tutti, anche per questi 88mila fortunatissimi che non sono riusciti a pagare tutto ciò che dovevano negli scorsi anni.

Tranquilli però, tutti questi sacrifici saranno ripagati. Lo ha detto Matteo Renzi, mica Gian Burrasca: la Legge di Stabilità autunnale, roba da 25 miliardi, taglierà le tasse e stimolerà la crescita. E se lo ha ripetuto anche il neo ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda noi vogliamo crederci. Gli imprenditori, del resto, sono già sul piede di guerra e Boccia, il numero uno di Confindustria, lo ha fatto capire forte e chiaro ieri dal meeting di Rimini: al referendum costituzionale noi votiamo Sì, perché non ci occupiamo solo di economia, ma anche di politica. Il che, tradotto, significa: o abbassi le tasse sulle imprese, caro Matteo, o il Sì te lo scordi. Perciò, con l’altissima posta che c’è in gioco (il futuro, più che del governo, del premier) si potrebbe davvero pensare che, sotto forma di mancetta elettorale, Renzi trovi il modo – e i soldi – per confezionare un’operazione “contentino”. Certo, ci sono i pensionati a cui qualcosa si deve dare e ci sono anche, ahinoi, i dipendenti pubblici che chiedono 7 miliardi sul tavolo per il rinnovo dei contratti. Pena, forconi sotto Palazzo Chigi, scioperi selvaggi, campagne per il No. Tutto ciò che il governo, nel momento del consenso al minimo storico, proprio non può permettersi. Manovra in deficit in arrivo, dunque, non potrebbe essere altrimenti. Andrà bene per tappare un buco quest’anno e tirare la carretta fino al 2017, o magari anche fino al 2018, anno delle elezioni. E poi? Poi il conto ci verrà ripresentato, salato e con gli interessi.

Federica Venni (L’Intraprendente)

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