Milano si interroga sull’orario estivo: che senso ha se bisogna aspettare un tram 30 minuti?

Milano

Milano 13 Agosto – Il malcontento a Milano per le lunghe attese di un tram nel periodo estivo è generale, perché l’orario estivo comporta la soppressione del 25% dei mezzi pubblici. Repubblica riflette “Ma in una Milano che ha ridisegnato il suo skyline e punta a gareggiare con le metropoli europee, nella città del post Expo che ha ospitato il mondo e ambisce a farlo ancora, ha ancora senso l’orario estivo? Si può ancora pensare e pensarsi portandosi dietro quella dicitura che ha l’odore del deserto, vero, d’agosto, prima della crisi che ha ridotto le vacanze e le ha spostate in altri periodi? E lì, oltre i confini, in quelle stesse città con cui ci vogliamo misurare, cosa succede d’estate?

Il dibattito c’è. Anche tra gli esperti. Per Luca Studer, docente del Politecnico che si occupa di politiche dei trasporti, non si può più creare quella frattura: “È vero che l’utenza diminuisce, ma è altrettanto vero che il turismo è cresciuto, la vitalità della città è aumentata e anche il trasporto pubblico deve seguire questa tendenza”. Per Marco Mareggi – è docente di Urbanistica al Politecnico ed è stato consulente della giunta Pisapia per il piano degli orari della città – invece, “l’orario estivo ha ancora senso. Perché le città hanno pulsazioni e ritmi diverse”. Anche i mezzi pubblici, quindi, devono seguire il battito “ma questo non deve rimanere immutato, bisogna riprogettare gli orari se le condizioni mutano”. Ma il discorso è molto semplice: l’amministrazione di sinistra, prima di Pisapia e oggi di Sala è sempre lontana dalla realtà, non ragiona con il buon senso dell’uomo comune, ma segue sogni in grande, incurante del quotidiano e delle esigenze dei milanesi. Anche nel “pulsare” di una città che la crisi economica ha trasformato, che vuole sicurezza, che è stanca di constatare come le priorità di Palazzo Marino siano gli immigrati e i Rom.

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