Il Dopo Expo di Sala? Una gigantesca favela

Economia e Politica Milano

Milano 2 Luglio – Ci sono cose che non cambiano mai. Come amministratore unico di Expo, Sala governava con due grandi principi. Io sono io e voi non siete un amministratore unico di Expo (avevate paura che fossi scurrile, eh?). Ma soprattutto che i soldi li metteva chi non era amministratore unico di Expo, quindi lui poteva fare più o meno come gli pareva. Finito l’evento nulla pare cambiato. Nulla è dire poco. Per esempio, al Giambellino, protetto da un muro di forza pubblica ci ha lasciato la sua visione del futuro per il campo base di Expo:

“Continuo a credere che sia un grave errore quello di non utilizzare il Campo base Expo per l’accoglienza ai profughi, che anche in questi giorni stanno arrivando a Milano. Possiamo parlarne con il ministro Alfano, ma se arrivano qualcuno ce li manda. Dobbiamo trovare delle soluzioni, e il Campo base è già ben strutturato: trovo sbagliato lasciarlo vuoto come è oggi” .

Ricapitoliamo. Ad Expo ci mettiamo le aziende in fuga dalla Gran Bretagna, posto ve ne siano. A due passi da Expo ci mettiamo una favela con profughi che vanno e vengono, non hanno nulla da fare tutto il giorno, il cui numero è ignoto e che siamo certi diletteranno manager e dipendenti con le loro intriganti storie di vita. Inoltre, posto che entrambe le strutture sono perse nel nulla, li isoliamo, sperando che questo non generi una polveriera pronta ad esplodere. Perchè, se così fosse, esploderebbe a ridosso di investimenti milionari. Che, a questo punto, paiono più incerti che mai. Di fianco ad un campo profughi nessuno sano di mente costruirebbe una casa, figuriamo un quartier generale di una multinazionale. Comunque non è finita qui. No, proprio no. Quel campo base, così perfetto per i profughi era altrettanto, se non di più, adatto alle esigenze di chi quei quartier generali li dovrà costruire. Oppure facciamo coabitare tutti insieme, appassionatamente? Per carità sarebbe una bellissima esperienza di condivisione. Fino alla prima rivolta.

Già, ancora una vola siamo all’ingegneria sociale. Accostiamo i diversi, staranno benissimo. E se non volessero stare vicini vicini li obbligheremo. La solita vecchia storia di imporre private virtù con la pubblica forza. Che non ha mai funzionato, ma a riprovarci si fa sempre a tempo. Eppure. Eppure c’è un’altra lettura. Sì, Sala è anche il Presidente della città metropolitana. ma. Ma è prima di tutto, direi soprattutto, il Sindaco di Milano. Non è che, magari, ha preso una decisione un tantino leghista e sta scaricando la rogna a Pero? Chi lo sa. Io però ce lo vedrei bene un centro accoglienza in Piazza della Scala. Magari vicino alla Moschea che certamente sorgerà in centro. Lo do proprio per scontato. I Radical Chic ci tengono tanto all’accoglienza ed alla fusione tra i popoli. E fanno bene, eh. Quindi, dal più profondo del cuore, sapendo di fare a tutti cosa gradita, un sentito “Ma andate a farvi fondere”.

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