E così Pisapia in cinque anni ha praticamente tagliato i vigili di quartiere

Approfondimenti Milano

Milano 18 Giugno – L’ennesima promessa di Pisapia per stregare i creduloni. E per creduloni si intende tutti coloro che l’hanno votato nel lontano 2011. D’altronde se la percezione di Pisapia era di vivere in una città sicura tanto da togliere l’esercito dalle strade, a posteriori si capisce quanto non fossero importanti i viglii di quartiere nella sua personalissima visione della città. Con Sala si ripete la stessa “percezione” con l’aggiunta che nega, negli interventi pubblici, l’evidenza dei fatti: i vigili di quartieri sono spariti. Ma veniamo alla storia degli ultimi cinque anni. Il racconto esaustivo e puntuale è di Giancarlo Mariani su Il giornale di cui proponiamo gli stralci più significativi: “Quello dei vigili di quartiere era uno dei capisaldi del programma del sindaco Pisapia, nel capitolo «Politiche per favorire un equilibrato sistema di sicurezza», strombazzato durante la campagna elettorale e avrebbero dovuto consentire di «aumentare la vivibilità urbana».

Erano contraddistinti dal particolare cappello con la fascia a quadretti bianchi e rossi e lavoravano in due turni dalle 7.30 alle 13.30 e dalle 13.30 alle 19.30 in coppia in bicicletta. Erano dotati di palmare per segnalare le operazioni da effettuare e di radio portatile collegata alla centrale operativa. Erano coordinati dai comandi della polizia locale di zona. Ma la vera novità ha spiegato ancora Caiazza è che «da fine novembre rilevano incidenti e rispondono ai reclami arrivati alla nostra centrale operativa come tutte le altre pattuglie. Sia chiaro che il personale resta sempre al servizio della cittadinanza ma non come erano stati dipinti nelle slides dorate presentate ai media e ai cittadini nel 2012».

La riforma secondo una delibera di giunta approvata nell’ormai lontano febbraio 2012, avrebbe dovuto considerare «il cittadino al centro del lavoro» del vigile di quartiere «costruendo una sinergia attraverso contatti continui».

«La figura del vigile di quartiere opera per una sicurezza urbana costruita nella quotidianità insieme alla cittadinanza era scritto nella delibera -. Il modello operativo era centrato su conoscenza del territorio e interazione con gli abitanti». Obiettivi che vengono meno con la perlustrazione in auto.

All’epoca Pisapia disse: «I vigili di quartiere li avevamo promessi e la delibera mi rende orgoglioso. Con l’intento di portare avanti un controllo del territorio in un rapporto solidale con i cittadini».

Belle promesse, le solite della sinistra, anche stavolta sciolte come neve al sole. Granelli aveva anche detto che i vigili non devono essere dei rambo. Ma pur senza essere dei rambo il contatto con la cittadinanza comporta la possibilità di combattere meglio degrado urbano e abusivismo rimanendo sul territorio. Cosa ben diversa da quello che avviene oggi. Il problema è stato ben focalizzato dal candidato sindaco Stefano Parisi più volte a partire dalla presentazione de suo programma al Dal Verme dove ha sottolineato che «è necessario farsi aiutare dall’esercito per poter presidiare il territorio». Ma soprattutto «i vigili urbani di Milano non sono visti dai milanesi come una volta lo erano i ghisa, perché oggi prevalentemente fanno multe». Il loro riutilizzo, ha spiegato Parisi, è necessario perché siano vicini ai milanesi e non contro i milanesi. «È una riforma che dobbiamo fare – ha detto il candidato del centrodestra -. L’utilizzo dei vigili sui temi della sicurezza è fondamentale».

Ricordiamo inoltre che dimenticare la sicurezza è stata invece una scelta di questa amministrazione tanto è vero che, prendendo in considerazione le 9 zone, solo in 3 sono state istituite commissioni specifiche dedite alla sicurezza, mentre ad esempio in zona 4 c’è una consulta coordinata dalla presidente che si riunisce solo una volta al mese.

Con la nascita dei vigili di quartiere era sorta anche una pagina web del sito del Comune, proposta come finestra interattiva. C’è una sezione «Notizie quartieri» per ognuna delle 9 zone ma le notizie non sono aggiornate e sono tutte relative al 2014. La più recente è relativa alla zona 6, per la precisione dell’8 giugno 2015, mentre quelle delle altre zone sono del 2014 con l’eccezione della zona 7 dove non è neppure presente il link notizie. Ciò conferma anche sulla rete l’inadeguatezza della riforma.

Dal sito Vigili di quartiere si evince che nelle 9 zone ci sono in totale 77 agenti. Si va dai 6 della zona 3 ai 12 della zona 8.

Abbiamo anche provato a telefonare ai nove numeri indicati nella pagina web per ogni zona e dopo una serie di tentativi abbiamo avuto alcune risposte. Nel complesso ci hanno confermato che i vigili di quartiere non operano più come prima, che sono destinati ad altri incarichi e che oggi la loro attività è più generalista. È emerso inoltre che in caso di necessità, la centrale operativa invia le pattuglie anche in zone limitrofe. Qualcuno ci ha anche detto che gli stessi agenti si lamentano di questa nuova situazione e probabilmente non si tratta di un problema di sicurezza, ma di mancanza di personale perché la centrale operativa non riesce a soddisfare le richieste del territorio. In centro però i vigili a piedi si vedono.

Ricordiamo altresì che già a marzo del 2014, decine di vigili di quartiere di quasi tutte le zone chiesero di essere trasferiti ad altro incarico manifestando disagio per la loro attività. Motivo principale la mancanza della collaborazione da parte del Comune al loro lavoro. Addirittura circolavano con radio non funzionanti. Quando essi segnalavano un problema qualsiasi, come un semplice palo abbattuto, lo stesso non veniva risolto, così la gente non aveva più fiducia in loro e ciò era frustrante.

In buona sostanza, ha spiegato infine Caiazza, «i centri di ascolto sono stati progressivamente abbandonati, i reclami segnalati dagli agenti vengono ripristinati solo in minima parte e come tutti ricordano, nell’ottobre dell’anno scorso, l’assessore Granelli, scopre la maschera chiedendo che sui quartieri si facciano più multe». In questa fase quindi molti aspettano con favore la riforma promessa da Parisi.”

Milano Post

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