Non è difficile creare una Molenbeek Italiana. Per esempio in via Padova

Milano

Milano 24 Marzo – Molenbeek è il quartiere Belga che è stato la culla, il rifugio ed il punto di partenza del terrore che in questi due anni ha sconvolto l’Europa. È un quartiere, così dicono. Ma è in realtà un paese. Un paese che nasce, ironia della sorte, come punto di rifugio per sovversivi. Poi diventa terra di immigrazione Italiana, Spagnola e Portoghese. Né i sovversivi Francesi, né gli immigrati Europei dopo, ovviamente, sono mai andati vicino a creare il caos di questi giorni. All’apparenza. Ma una ferita del genere non si infetta in pochi anni. In effetti, i primi allarmi risalgono a dieci anni fa. Nel 2005 la giornalista Hind Fraihi aveva pubblicato un reportage sulla rete di reclutamento e supporto al Jihadismo presenti in loco. Geert Wilders ebbe a dire che si trattava della Striscia di Gaza Europea. Ma che ne sapeva lui? Era un estremista di destra. Poi la parola chiave era integrare, no? Ve lo ricordate quando in Belgio si rifiutarono di stringere la mano al ministro Tremaglia in occasione della commemorazione di Marcinelle? La motivazione ufficiale era che rappresentava un paese razzista. No, forse un paese no. Ma un’ideologia sicuramente sì. E da allora, sulla ferita di un quartiere, o meglio di un paese, è calato un velo di ipocrisia tanto impalpabile quanto resistente. Nel frattempo il Belgio progrediva socialmente. Era sempre tra i primi, ricordate? Quando concedeva l’eutanasia, il matrimonio per tutti e diritti, diritti a palate. Soldi. Integrazione. Parità di diritti e mai di doveri. Mentre i media civili, quelli che ti raccontano la realtà e poi manco sanno che sotto le loro finestre sta crescendo una banlieu (sì, parlo proprio del Corriere e mi riferisco allo scandalo di via Rizzoli), applaudivano in coro. E ci criticavano. Con “ci” intendo la grande maggioranza degli Italiani. La loro bandiera era la percezione della gente. Sbagliatissima. Folle, quasi. Addirittura visionaria a tratti. Tutto andava bene, madama la Marchesa. L’importante era integrarli sempre di più. Quando nel 2013 i primi foreign fighters partirono per la Siria i sociologi si interrogarono, gli intellettuali ne discussero e nessuno fece nulla. Quando nel 2015 ad essere colpita fu la Francia a qualcuno scappò un sospiro di sollievo. Visto? L’integrazione funziona! Se li paghi abbastanza sgozzano il tuo vicino di casa, ma ti risparmiano! Mirabile, nevvero? Erano tutti felici. Poi le stragi di questa settimana. Ed ora tutti con i gessetti colorati in mano a domandarsi come sia stato possibile.

Ecco, spostiamoci un attimo. Quando i cittadini hanno denunciato i palazzi in cui regna l’illegalità, quando si è fatto notare che là può esserci chiunque e che non c’era sicurezza, come ha reagito la Giunta Arancione? Ha cominciato a spingere perchè venisse costruita una moschea. Quando i consiglieri di zona e comunali di opposizione hanno denunciato che in strada non c’era sicurezza, cos’hanno risposto da Palazzo Marino? Che il problema era la percezione. Non ci credete, proprio in questi giorni l’ineffabile Limonta ha detto che si deve essere sotto stupefacenti per dire che Milano è degradata. Vi ricorda nulla questo atteggiamento? Non siete ancora convinti? Ecco, nelle strade mandano gli psicologi per capire che problemi mentali abbiate e di che disagio soffrano gli immigrati. Non so se a Molenbeek abbiano mandato gli psicologi ad indagare, ma sarebbe stato bene nel quadro. Ecco, al quartiere Belga ci son voluti dieci anni per generare terrore. Noi in via Padova ne abbiamo buttati cinque. Vedete voi come regolarvi a Giugno. Basta che poi non vi lamentiate per il risultato delle vostre azioni. Od omissioni.

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