La decrescita felice è un delirio radical chic

Economia e Diritto

Milano 21 Marzo – In linea di massima, sono i ricchi a sognare il ritorno ai bei tempi andati. Vale anche per gli arricchiti, solitamente. Il che, se ci guardiamo in casa, vuol dire praticamente chiunque. È un istinto umano colorare di rosa i ricordi della giovinezza, anche se si stava peggio materialmente. Da qui a farne una teoria politica, però, ne passa. Ci vogliono, quanto meno, delle coincidenze storiche e politiche, la morte di un’ideologia e la nascita di qualcosa di informe al suo posto. Ed un catalizzatore. Un ideologo. Uno come Serge Latouche, un intellettuale Francese che non deve aver preso benissimo l’anno 1989. Badate bene: non dico sia comunista. Non lo è affatto. Il comunismo vuole la crescita.latouche No, lui sa che il Comunismo ha fallito ovunque. Lui sa che l’unica cosa che possa fare è minare il capitalismo. Ovviamente si proclama e si proclamerà per sempre l’ultimo vero Marxista. È un vecchio riflesso condizionato a sinistra. Ma sorvoliamo. In particolare, secondo lui l’economia deve diventare un soddisfacimento di bisogni, evolvendo da una scelta tra mezzi scarsi. Cosa vuol dire? Nulla, ovviamente. Quando scegliamo se andare in vacanza o comprare una macchina nuova stiamo soddisfacendo i nostri bisogni. Ovviamente. Ma siamo anche costretti a scegliere. Per Latouche questo è dovuto al fatto che pensiamo tutti un sacco all’economia perché, ovviamente, ci hanno fatto un lavaggio del cervello. Dobbiamo ritrovare una dimensione umana in cui l’economia è sottomessa all’ideologia. E smettere di imporla agli altri. Decolonizzare il mondo, ed abbattere l’universalismo, ovvero la pretesa che, in fondo, tutti gli uomini siano uguali. Ed economici. Scusate se riassumo, ma in estrema sintesi il concetto è: smettiamola di descrivere il mondo con la matematica e la logica, quando possiamo dipingerlo coi sentimenti. Questo il cuore del discorso. Molto poetico, lo devo riconoscere. Ma altrettanto pericoloso, se applicato con coerenza. Se applicato e basta, in realtà, come lo sono tutti i deliri. Questa è una fuga dalla realtà, che mi pare debba essere confutata in tre punti, tre punti che poi sono alla base della rinascita economica e sociale di qualsiasi paese piagato dalla crisi. E da queste idee.

  • Il localismo, la lotta alla globalizzazione, il rifiuto di competere e l’imperante voglia di chiudersi in un angolo sono i sintomi senili di una società che sta morendo. Latouche ha scritto una serie di libri estremamente complessi per suggerirci di raggomitolarci in un angolo e morire in silenzio. O canticchiando canzoni dementi. In attesa dell’asteroide, dell’invasione o dell’evento traumatico che travolgerà il nostro mondo. L’analisi, occulta nel suo caso, ma comunque ben presente, è che lo Stato Sociale ha fallito. Per lui ha fallito nel tenere il mercato confinato nella sua dimensione. Per me ha fallito nello starne fuori, facendosene contaminare e creando un mostro. In ogni caso, sapendo che l’unico modo per ucciderlo è togliere l’armatura che protegge l’uomo da se stesso, ovvero abbattere il Leviatano, il Nostro propone di restare nel fango ed attendere la fine. E per stare un po’ meno scomodi fingere di essere nel paese delle fate. L’ovvia soluzione è provare a rialzarsi, ma per farlo si deve riconosciuti che si è caduti. E quindi la Realtà.
  • Il prerequisito perchè il suo piano funzioni è che lo stato uccida definitivamente la libertà economica. Perchè, lasciato libero, l’uomo sceglierà sempre la libera contrattazione, e quindi il libero mercato. Non è una petizione di principio, è la storia. Volete una prova? L’olio Tunisino. Sì, avete presente il cattivo, schifoso, immangiabile e sottocosto olio Tunisino? Ecco, per Latouche è il male assoluto. Eppure o lo vietate con le guardie nei supermercati o la gente, testarda e priva di qualsiasi filosofia morale ed economica, vi riderà in faccia comprando l’olio a 5 euro al litro. La libertà se ne frega del made in Italy come ideologia, lo considera solo come rapporto soddisfazione/costo. Certo, hanno torto i classici che pretendono di poterlo misurare, ma il fenomeno in sé esiste ed è documentabile. Latouche, come un Salvini qualsiasi, metterebbe i muri all’entrata. Solo per poi fare la spesa per voi. Accentrerebbe tutto. Eliminerebbe ogni forma di scelta non conforme. In sostanza ci riproverebbe. È il sogno di ogni Marxista. Rifare la sfida Usa Urss. L’unica differenza è che lui sa che perderà, di nuovo. Ma gli va benissimo. Vincere non è l’obiettivo. Il traguardo è morire senza dover ammettere di non aver capito nulla dell’uomo. Anche qui, la rinascita comincia quando si accetta di avere perso. Un passaggio che i Marxisti rifiutano di principio.
  • In ultimo, tutta la manfrina sulla felicità di questa decrescita esiste solo se si inizia molto, molto in alto. Mai come oggi le calorie costano poco. E non certo grazie ai caprini alle erbe dell’Alta Savoia, ma grazie a Mac Donald’s. Se sei povero rischi la salute, non la fame. Se iniziamo a decrescere oltre alla salute si tornerà a rischiare la fame. La popolazione, dice Latouche, se accettassimo di vivere come in Burkina Faso, potrebbe triplicare. Col cavolo, mi si permetta. E manco biologico. Intanto potrebbe forse essere vero rebus sic stantibus. Ovvero con tutte le altre condizioni pari. Il che è un assurdo logico. Le condizioni non restano mai pari. Questo, ironicamente, è il classico errore degli economisti e pure dei climatologi. Le loro teorie si basano su un errore logico, cui manco i decrescenti più o meno si sottraggono. Guardare a ieri per capire l’oggi e proiettare tutto su un futuro indefinito. Con il rischio che chi dalla globalizzazione ci ha guadagnato di più, ovvero i poveri, debbano decrescere pure loro. Mai come oggi tanta piccola parte della popolazione soffre la fame. Mai. E non lo si deve al bio. Semmai agli Ogm. Ovviamente riconoscere questi semplici dati di fatto prevede, ancora una volta, non avere paura della realtà.

Ma di che realtà hanno paura questi serissimi professori marxisti? Non della loro sconfitta. No. Hanno paura che quando, nel fango della loro esistenza chiuderanno gli occhi, il mondo non scomparirà affatto. Il fatto che la massa gli sopravviverà, prosperando, scoprendo nuovi modi di restar in piedi, o si autodistruggerà in maniere che mai avrebbero loro potuto prevedere. E che sognerà, amerà, produrrà e crescerà infischiandosene di loro. È questo che gli rode. Nel profondo, li divora. Oggi a Rho c’era una fiera di questa gente. In tanto erano giovani. Molti erano sicuramente in buona fede, stavano forse solo vivendo gli ultimi giorni della loro Berlino. Senza Panzerfaust in spalla e senza Armata Rossa alle porte, ma sempre e comunque alla fine di un percorso. Ma non erano meno pericolosi. Semmai, forse, lo erano di più. Credere che decrescere, felicemente o meno, sia una buona idea è assurdo. E chi riesce a farti credere cose assurde è anche in grado di farti commettere gesti atroci. Non dimentichiamolo.

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