Tra memoria e celebrazione, El nost Milan rivisto con il cuore dal regista e attore dialettale Aleardo Caliari

Cultura e spettacolo

Milano 15 Marzo – Dov’el va, quell noster Milanin di noster temp, inscì bell e quiètt. Dov’el va sto car Milan di Milanes.

Non a caso cito Emilio De Marchi e l’inizio di Milanin Milanon per cantare la nostalgia, per risentire il battito della Milano dialettale che esaltava le piccole cose della vita, nella gioia che si faceva musica, ironia, abbraccio. Al Teatro della Memoria c’è questa Milano. Con la rappresentazione di atmosfere, di canzoni, evocando luoghi, quadri di vita quotidiana, restituendo il senso di una milanesità che va scomparendo. Uno spettacolo “alla buona”, dove le intenzioni di far rivivere il cabaret degli anni 60 é l’occasione per celebrare il centenario della morte di Carlo Bertolazzi, autore riconosciuto di opere teatrali in milanese di grande originalità e autenticità. Ma soprattutto è il modo per non dimenticare la vera anima di Milano. Un teatrino di periferia, se vogliamo, con il grande cuore di Aleardo Caliari che in prima persona ha ristrutturato lo spazio e dello spettacolo ha curato testi e regia. E in scena traspare il lungo viaggio attraverso la nascita e il consolidarsi del cabaret a Milano “Quando, quasi per caso, in ogni angolo di Milano la vita era sorriso, musica, allegria. Eravamo negli anni 60 e c’era una gioia di vivere che dilagava. C’era, soprattutto il contatto umano. Oggi sembra di vivere in un mondo virtuale. Esistono modelli di felicità che vendono immagini false che non sono rappresentativi della vita reale. E tutti parlano di diritti, ma io vorrei una carta dei doveri. Per tutti. Io sono stato sempre un indipendente. Non ho mai preso una tessera di partito. Sono sempre stato libero. La politica è altra cosa dal teatro e non dovrebbe condizionarlo

Perché il recupero del dialetto milanese?

“Perché il dialetto è cultura, è identificativo di un popolo, delle sue radici, del suo esistere.

Nei mitici anni sessanta il Grande Giorgio Strheler metteva in scena “El Nost Milan” del Bertolazzi e aveva anche un “Teatro Stabile Milanese”: Il Teatro Gerolamo, con la grandissima Milly. E là debuttava Enzo Jannacci, cantava Giorgio Gaber e recitavano grandi attori, come Tino Carraro, Carlo Hintermann, Tino Scotti, Piero Mazzarella. I giovani scoprivano l’orgoglio di essere milanesi e nelle osterie o nelle case di ringhiera si cantavano le canzoni di tradizione meneghina. Milano era tutta un Cabaret. E non c’era soltanto il mitico “Derby”  di via Monterosa, dove cabarettavano Walter Valdi e Cochi e Renato, ma c’era il Cabaret intellettuale di via Canonica, il Nebbia Club e ancora la Cassina di Pomm di Gino Negri, quello che scriveva le musiche per Giorgio Strehler, il Cab 64 e tanti altri. Poi, nel lontano 1983, il Teatro Gerolamo ha chiuso, ed è arrivato il cabaret della televisione che ha ucciso il vero cabaret. Il  Teatro della Memoria è il tentativo di insegnare ai giovani la dimensione della Milano più autentica, è la volontà di far rivivere la vera Bellezza di Milano”

Lo spettacolo è un omaggio, la citazione di un mondo in cui riconoscersi, con nostalgia.

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