La Grande Scommessa del Gran Bluffone

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Milano 12 Gennaio – Al Cinema è uscito in questi giorni un film. La Grande Scommessa. Parla del crollo del mercato immobiliare e di un gruppo di persone che ci hanno fatto i soldi. Inizia con una costatazione interessante, per quanto discutibile: prima di ogni grande crollo di Borsa, nella storia, ci sono stati dei segnali premonitori sempre uguali. È un’idea intrigante, non trovate? Secondo me si può esportare. Oggi è stato approvato alla Camera, in seconda lettura, il Ddl Boschi sulle riforme costituzionali. Come da copione. E Renzi scommette sull’approvazione definitiva e prepara la guerra di Ottobre. La guerra si combatterà su quel campo dell’onore detto Referendum Confermativo. È il secondo referendum di questo tipo in questo millennio. Il primo vide la morte della riforma Federalista dello Stato e della Casa della Libertà. Morì un certo Centro Destra, magari meno performante dell’alleanza PdL-Lega che corse due anni dopo, ma era iniziata la dissoluzione. I referendum sono, storicamente, in questo paese l’inizio di processi lunghi e rivoluzionari. Quelli su divorzio ed aborto sancirono la rivoluzione culturale laica di questo paese. Quello che abolì l’immunità parlamentare uccise la prima Repubblica. E mise la seconda sotto il perenne ricatto di una magistratura immune da qualsiasi cosa. Il referendum contro il nucleare e l’efficienza dell’acqua ha ucciso il centrodestra come lo abbiamo conosciuto. Siamo quindi davanti ad un evento che, solitamente, precede una svolta epocale.

Inoltre, prima di ogni grande evento, la caduta della Prima Repubblica, la caduta di Berlusconi nel 2011, la caduta di Letta, si verificano transumanze in Parlamento. In questi anni si è registrato un picco di cambi di casacche. Una frana tra le opposizioni ed una corsa in soccorso al vincitore. A Renzi. Al suo partito. La cosa del tutto peculiare è che, se si corresse domani per un’elezione, la stragrande maggioranza di questi aiutanti non potrebbe correre col PD. Potrebbe correre con un Partito della Nazione a trazione Renziana. Quindi i deputati vincono se il Pd perde, ma Renzi vince. Vincono, inoltre, se i posti in Parlamento restano mille. Se diventano trecento perdono tutti. Renziani e non Renziani. Perdono, inoltre, se al secondo turno vincono i Grillini con un Senato neutro. I deputati perdono, insomma, in qualsiasi caso in cui a perdere non sia Renzi. Ed i deputati, in un referendum senza quorum, possono spostare o non spostare abbastanza voti da far vincere o perdere qualcuno. Quel qualcuno è Renzi. Il referendum, quindi parte in salita.

Poi dobbiamo contare cosa pensi la sciura Maria. Che delle riforme non sa nulla. Che della legge elettorale se ne frega. Che a votare va solo se può votare contro. A volte vota contro i comunisti ed a volte contro Berlusconi. Sempre contro qualcuno, vero, reale, immaginato. Ma sempre contro. Quando vedrà la scheda, se la vedrà, vedrà il volto di Renzi e voterà, ancora, contro. Quindi Renzi dovrà vincere contro tutti, contro l’elettorato, contro i deputati, contro il Paese e la sua mentalità profonda. Contro delle amministrative che non stanno andando bene. Contro un Pil che non va come dovrebbe. Contro tutto. Contro tutti.

Non so se ci riuscirà. Ma se ci riuscirà il prossimo ventennio sarà Renziano. Perchè, contro di lui, non resterà nessuno a combattere.

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