Non sappiamo dimenticare, per fortuna

Approfondimenti

Milano 11 Settembre – Quattordici anni fa avevo sedici anni. E per me l’11 Settembre sono i tamburi della guerra. La sensazione che saremmo entrati in una guerra che avrebbe cambiato il volto del Mondo. E in qualche misura ne ero anche entusiasta. Il che è una delle ragioni per cui far votare i sedicenni non è una grande idea. In ogni caso, metà della mia previsione era corretta. Siamo entrati in guerra. Anzi, per essere precisi, i popoli liberi sono scesi in guerra per difendere questo stato. Noi abbiamo seguito. Dopo. Poco. Male. Però,va detto, per una volta abbiamo finito la guerra (prima e fuori dagli accordi) dalla stessa parte da cui avevamo iniziato. Un miracolo. Il resto del Mondo, nel frattempo, scopriva la multilateralità. Un mondo con molti poli di interesse, forze contrapposte e intrecci pericolosi. talebaniScopriva la guerra asimmetrica, ovvero scopriva che quattro cammellieri con due bazooka potevano mettere in ginocchio il primo esercito del Mondo. Si è chiusa la lunga ed illusoria parentesi, iniziata dodici anni prima con la Caduta del Muro, caratterizzata dall’idea che finita la Guerra Fredda avremmo avuto la pace.

La realtà è che crollati i due blocchi, la guerra è tornata tribale. I Talebani non avevano l’atomica e quindi erano destinati a perdere. Solo che la definizione stessa di sconfitta è iniziata ad essere illusoria. Esiste forse la sconfitta nel cuore di chi lotta? No. Non esiste. E così le guerre hanno iniziato a diventare guerriglie, attentati, regolamenti di conti tribali. Le basi del terrore si sono trasferite in paesi amici, tipo Pakistan ed Arabia Saudita, e la guerra si è arenata. Anche perchè, a capo dei popoli liberi, è arrivato un tizio eletto Nobel per la Pace sulla fiducia. Che ha smobilitato. Salvo un paio di interventi marginali, di cui uno in Libia. Tutto sulla linea di pensiero che erano i popoli a doversi ribellare. Questa illusione ci ha regalato un Nord Africa a pezzi. Un vicino Oriente a pezzi. Un mostro mediatico chiamato Isis. E tutto perchè mancano uomini liberi e forti come George Bush, pronti a dichiarare una guerra senza limiti e senza paura.fondamentalismo-islamico L’11 Settembre è stato lo spartiacque tra chi credeva nel costruire un mondo migliore a tutti i costi e gli utopisti. Quelli che pensavano che lasciando in pace il serpente non ci avrebbe morso. La verità è che possiamo combatterli a casa loro o a casa nostra. Ma dovremo combatterli. Perchè stanno venendo a prenderci.

I due aerei che si schiantano nelle torri sono l’emblema del rovesciamento dei ruoli. Non è l’Islam sotto assedio. Siamo noi. Qualcuno lo ha capito ed ha preso le armi. Qualcuno ha vinto il Nobel per il Collaborazionismo. Tutti abbiamo il dovere di ricordare quei due grattaceli. E di chi e perchè li ha abbattuti. Altrimenti potremmo ritrovarci una classe politica che sostiene siano stati abbattuti da un piccolo gruppo di estremisti per motivi geopolitici E che se gli Usa stessero meno antipatici al Mondo certe cose non succederebbero. Sì, una classe politica del genere, soprattutto negli Usa sarebbe deleteria. E lo è, in effetti, stata. Per fortuna il 2016 e le presidenziali sono dietro l’angolo. E il domani, in questo cielo terso di Settembre, sembra un po’ meno buio.

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