Caro Renzi, cara Boldrini, care istituzioni tutte…

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Milano 7 Settembre – Gian Marco Chiocci (Il Tempo) scrive una letterina semplice semplice ai campioni del Buonismo spronandoli a dare il buon esempio. Una lettera che tutti vorremmo sottoscrivere, che nasce dal buon senso, che va al di là della ripetitiva retorica di circostanza, che sprona al fare senza ideologie preconcette.

La lettera dice ”Caro presidente Renzi, cara presidente Boldrini, carissimi ministri e sottosegretari, istituzioni tutte. Serve il vostro esempio. Basta parlare in modo vago di accoglienza e solidarietà, basta straparlare di migranti come dell’avanguardia del nostro futuro stile di vita, basta dare dei razzisti a chi è contrario alla vostra politica buonista. Alle parole è ora di far seguire i fatti. Insomma, prendetevi le vostre responsabilità e datevi da fare iniziando a imitare il premier finlandese Juha Sipila che ha aperto le porte di una delle sue case per ospitare i profughi invitando i connazionali a fare altrettanto. Certo, lui è ricco sfondato, ha una famiglia numerosa e un sacco di posti letto dalle parti di Kempele, a 500 chilometri dalla Capitale. Voi che ricchi sfondati non siete ma che non ve la passate certo male, fate altrettanto. Ognuno di voi vive in un appartamento signorile, molti hanno due o tre case, chi la casa non ce l’ha può sempre trovare un buco in periferia e pagare l’affitto al disperato arrivato da terre lontane. Date l’esempio e passerete alla storia per esservi presi carico di una famiglia appena sbarcata e di aver assicurato loro vitto e alloggio. Ieri abbiamo chiamato gli uffici stampa di alte cariche istituzionali e di ministri: l’imbarazzo era palese, tutti hanno preso tempo. Oggi è un altro giorno, rinnoviamo l’invito. Parlate di meno, fate di più”.

Ma bisognerebbe aggiungere “Caro Renzi, care Istituzioni tutte, quando camminate per strada – ammesso che qualche volta camminiate per strada senza auto blu o elicotteri di stato per spostarvi da un luogo all’altro – guardate semplicemente la gente, guardate la loro fatica, ascoltate le loro difficoltà, visitate le case popolari fatiscenti e leggerete anche negli occhi degli italiani la disperazione dei rifugiati, la preoccupazione del vivere, l’impossibilità, a volte, di andare avanti. E se non volete aprire le porte della vostra bella casa, aprite la vostra coscienza, cercate i modi e i mezzi affinchè gli italiani, tutti gli italiani, possano vivere con dignità. Vi accorgerete che c’è un’emergenza italiani, profughi in casa propria, da accogliere, da sostenere. Italiani che non schifano la pizza o la pastasciutta, che non si lamentano perché non c’è l’internet gratuito. Sono italiani che vorrebbero essere, semplicemente, cittadini con dei diritti, non solo doveri. Perché dove possono andare se l’Italia non risponde in modo adeguato alle loro necessità? Unirsi ai profughi e fare i migranti? Sì, parlate meno e fate i buonisti con gli italiani, per favore.

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