Ecco le furbizie del governo con le tasse mascherate

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Milano 20 Agosto – È il solito gioco delle tre carte. Dietro ogni annuncio di riduzione delle imposte si cela il trabocchetto. Nelle pieghe di ogni legge di Stabilità si nascondono nuove tasse in modo più o meno mascherato. Tipiche operazioni di marketing politico per conquistare consensi e guadagnarsi, allo stesso tempo, il via libera delle autorità europee. D’altronde con un pil che cresce di appena lo 0,2% e con un trend che si prevede altrettanto fiacco per il prossimo anno, i margini di manovra sono davvero risicati. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dovrà fare l’equilibrista per conciliare i target imposti da Bruxelles con la necessità di dare slancio all’economia. Vanno drenate risorse a imprese e famiglie ma occorre anche trovare le coperture per mantenere il deficit sotto il tetto del 3%.

Ecco quindi che molte misure si trasformano in tasse mascherate. Non solo. Il governo usa anche piccole furbizie per far cassa. Cominciamo da queste. È il caso delle accise sui carburanti. Sono sei mesi che il prezzo del petrolio scende ma gli automobilisti quando vanno a fare il pieno non se ne accorgono. E non dipende solo dall’avidità dei petrolieri che quando si tratta di ribassare i listini procedono con lentezza. La responsabilità è in gran parte del fisco. I vari governi sono sempre pronti a inserire balzelli e accise nelle pieghe di atti e decreti così le imposte sono cresciute oltre quota un euro al litro. Lo Stato incassa, tra Iva e accise, 1,012 euro per ogni litro di «verde». Le tasse sui carburanti sono aumentate in 6 anni del 33% e il prezzo totale è salito del 36%.

E non finisce qui perchè se non si scioglie il nodo delle clausole di salvaguardia il prossimo anno scattano altri aumenti delle accise oltre all’Iva.

Imposte mascherate si celano dietro i tagli a detrazioni. deduzioni e esenzioni. Con la prossima legge di Stabilità il governo conta di recuperare 1,5 miliardi proprio dalla riduzione delle cosiddette tax expenditures, cioè i 720 tra sconti e agevolazioni di varia natura che oggi vanno a ridurre il gettito complessivo. Un riordino previsto già nella delega fiscale che, al di là dell’opportunità, andrà a pesare direttamente sulle tasche dei cittadini. Anche se saranno fatte salve le detrazioni Irpef per lavoro dipendente e da pensione o per familiari a carico.

Tra le ipotesi ci sono tagli alle detrazioni delle spese sanitarie e dei contributi previdenziali delle badanti. La riduzione verrebbe fatta sulla base del reddito complessivo dei contribuenti. Per chi sarà colpito sarà una vera batosta. Inoltre potrebbe diventare più costoso avere un cane o un gatto. Sotto la scure potrebbero cadere le detrazioni delle spese veterinarie.

Un aumento della pressione fiscale si nasconde dietro la local tax. La nuova imposta che dovrebbe inglobare Imu e Tasi, rischia di trasformarsi in un’occasione per alzare le aliquote. Ma per i proprietari la vera batosta si cela dietro la riforma del catasto tant’è che Renzi l’ha rinviata al prossimo anno. Alcune simulazioni indicano un aumento dei valori catastali fino al 200%.

Tra le imposte mascherate si possono inserire anche i maggiori costi sostenuti dalle imprese a causa dell’eccesso di burocrazia. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi impresa Lavoro, un’azienda di medie dimensioni spende, ogni anno, 7.559 euro per essere in regola con il fisco, una cifra senza eguali in Europa.

Laura Della Pasqua (Il Tempo)

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