Rissa sfiorata a Palazzo Marino: tensione e accuse roventi in commissione per la conferenza di pace di Milano

Milano

Clima incandescente a Palazzo Marino durante la commissione convocata per presentare i dettagli della prima fase della “conferenza dei sindaci per la pace”, in programma dal 6 al 9 novembre. L’incontro si è rapidamente trasformato in uno scontro verbale tra consiglieri, segnato da toni accesi, espressioni colorite e pesanti polemiche politiche. Al centro delle tensioni ci sono il dibattito irrisolto sul gemellaggio con Tel Aviv, il mancato coinvolgimento diretto dell’aula consiliare e il timore che l’iniziativa si riduca a un mero “festival della pace” privo di reali obiettivi strategici.

Lo scontro si è acceso subito quando Daniele Nahum (Azione) ha rimarcato il legame politico tra la conferenza e la bocciatura della richiesta di sospensione del gemellaggio con Tel Aviv. La replica del consigliere Paolo Petracca (La Civica) — che ha invitato a “alzare lo sguardo” — ha provocato la reazione stizzita di Nahum. A rincarare la dose sono arrivate le critiche di altri gruppi: Francesca Cucchiara (Verdi) ha espresso il timore di un “effetto festival” capace solo di annacquare i temi, mentre Gianmaria Radice (Italia Viva) ha denunciato un percorso calato dall’alto che esclude i consiglieri firmatari dell’ordine del giorno.

Dal canto loro, i promotori Paolo Petracca e Roberta Osculati (Partito Democratico) hanno difeso l’impostazione dei panel, concepiti per ascoltare le forze vive della città — dal Terzo Settore ai sindacati, dalle università alle associazioni — in vista della stesura di una “Carta di Milano” da consegnare ai sindaci di tutto il mondo. Tuttavia, lo stesso Petracca ha ammesso i ritardi nella comunicazione e il fatto di non aver coinvolto l’intera cittadinanza.

Ulteriori frizioni sono emerse sulla gestione politica dell’evento e sulla presenza dei primi cittadini: la scelta di escludere i politici dai panel, voluta dal sindaco Giuseppe Sala per evitare strumentalizzazioni, ha scontentato diversi schieramenti. Da un lato Alessandro Verri (Lega) ha puntato il dito contro i pochi sindaci realmente coinvolti definendo l’evento una via di fuga della maggioranza; dall’altro, la consigliera dem Angelica Vasile, che aveva votato contro la sospensione del gemellaggio con Tel Aviv, ha espresso profondo rammarico per essere stata esclusa dall’organizzazione, ribadendo che l’appuntamento principale con i sindaci internazionali è di fatto rinviato a data da destinarsi (non prima del 2027).

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