Tutti conoscono 10 Corso Como. Molti ci sono entrati almeno una volta per curiosare tra moda, design e fotografia, altri ricordano
quando quell’indirizzo contribuì a cambiare il volto di una zona di Milano che sarebbe diventata una delle più internazionali della città.
Ma forse non tutti, passando attraverso il suo celebre cortile, si sono fermati davvero a scoprire che cosa succede oggi in cucina.
Nato nel 1991 dall’intuizione di Carla Sozzani, 10 Corso Como ha anticipato un modo nuovo di riunire moda, arte, design e convivialità in un unico luogo. Con l’arrivo di Tiziana Fausti si è aperta una nuova fase del progetto e il ristorante ha trovato in Alessandro Martinelli lo chef che ne ha seguito l’evoluzione fin dall’inizio, costruendone praticamente su misura l’identità gastronomica.
La sua è una cucina che si potrebbe definire essenziale, purché non si confonda l’essenzialità con la semplicità. Martinelli lavora quasi in direzione opposta: ricerca e seleziona attentamente le materie prime, ne studia preparazioni e cotture con precisione quasi maniacale e poi elimina dal piatto tutto ciò che rischierebbe di coprirne l’identità.

Il risultato è una cucina nella quale gli ingredienti rimangono incredibilmente riconoscibili.
Lo racconta bene il carpaccio di tonno: una materia prima di grande qualità, così tenera da sciogliersi in bocca quasi come una crema. Pochi elementi intorno e una presentazione curata, come accade per tutti i piatti, ma senza rincorrere inutili scenografie.
Poi arriva lo spaghetto con ricci e vongole e cambia il registro. Qui il mare non viene evocato: quasi urla tutta la sua sapidità, con ricci e vongole che mantengono una personalità netta e immediatamente distinguibile.
È però il baccalà a riassumere forse meglio la filosofia dello chef. Arriva un trancio apparentemente quasi intatto, lavorato invece con una precisione che sembra voler cancellare dalla percezione del commensale proprio il lavoro necessario per arrivare a quel risultato. La sensazione è paradossale: sembra che quel pesce sia stato appena pescato e semplicemente appoggiato nel piatto. Naturalmente non è così. Ed è proprio qui che sta la cucina.
La carta mantiene anche alcuni capisaldi della tradizione milanese e italiana accanto a proposte più contemporanee, mentre una cantina particolarmente fornita permette di accompagnare il percorso con una scelta ampia di etichette. Non manca infine una selezione di dessert.
In un luogo nel quale estetica e design fanno parte della storia, Martinelli sceglie dunque una strada curiosamente discreta: meno spettacolo nel piatto e molta sostanza dietro il piatto. A 10 Corso Como la cucina non prova a competere con una location diventata un’icona di Milano. Preferisce trovare una propria voce. E la trova nell’essenza del gusto.

Giornalista professionista fin da giovanissima inizia scrivendo di moda, attualità e costume su Cosmopolitan e Capital. Dal 1997 al 2022 è redattore al Sole24Ore coltivando in parallelo la passione per le storie legate al food&wine.
Scrive per l’Associazione Professionale Cuochi Italiani, gira l’Italia con la troupe di Gustochannel e dal 2011 fino al maggio 2017 è stata Vicedirettore di Italia a Tavola.
