Una storia milanese “Accetto il tempo con quello che mi offre”

Milano

Ma sì, il cielo c’è, anche il sole c’è in questa mattina sbiadita e tenera del primo autunno. Ma sì la vita ricomincia e allunga le ombre di una solitudine sottile, inespressa, sottotraccia.

Claudia è là come ogni giorno alle 4 del pomeriggio, puntualmente, il vento del tempo sulla faccia. Il profumo della concretezza nei gesti. Il colore dei sogni negli occhi e un sorriso stampato dalla convenienza di un vivere sociale per sopravvivere. La sua “residenza” in quella latteria che brontola voci di anziani insoddisfatti è in un angolo scialbo e decadente, ma poi lei, con una chitarra un po’ stonata, canta e l’aria ride, visioni senza senso, sprazzi di ricordi. Senza illusioni. Spesso senza gioia. Un vissuto personale, a volte doloroso, non condivisibile.

Un trucco anni 50, gote a pomodoro, una simpatia ironica che nasconde la difficoltà quotidiana, ripassa con voce roca e suggestiva le canzoni milanesi, le melodie di Ornella Vanoni, il suo grande idolo.

Quell’angolo è anche il suo “ufficio di collocamento” per lavoretti di pulizia in un bar, fare la spesa ad un’invalida, servizi di dog sitter, e quel che capita ogni giorno per arrotondare la pensione, regalarsi un giornale e, una volta al mese, andare al cinema. E’ la cantante del quartiere, giocosa, pronta a lavorare, si direbbe persino felice.

“Ti sei mai chiesta perché le mie cantate, chiamiamole così, iniziano con “Vivo per lei”?…canta Bocelli “Vivo per lei perché mi fa vibrare forte l’anima”, pensando alla musica… io dedico il cuore a mia figlia che ora ha venticinque anni e vive a Londra con il marito americano… Una storia lunga, combattuta, faticosa… con l’arma di queste mani e una chitarra”.
Una pausa, un’espressione di tenerezza, le note de “Il volo del calabrone”. Magia, suggestione e bravura tecnica. La stanza disadorna della sua abitazione sembra brillare di luci, di sensazioni gioiose.

“Suono la chitarra da quando avevo circa 6 anni, per imitare papà musicista tuttofare in un piccolo circo stanziale alla periferia di Milano. Un’infanzia giocosa, senza imposizioni, con un respiro di libertà tra i capelli nelle corse in bicicletta. Ma alla nascita di mia figlia, Gaia, cambiò il mio modo di prefigurare la vita, di immaginare  il suo futuro…perché doveva poter scegliere, andare a scuola fino al diploma… e ridevamo, quanto ridevamo cantando insieme, guardando i girasoli, parlando con la luna…tu sei la mia stella, le dicevo, ma voglio un lavoro fisso, una casa, per te che stai diventando adulta e consapevole.”

Ancora le note del volo del calabrone, quasi tornasse  l’ossessione dei  pensieri e dei timori per una scelta radicale di vita.

“Volevo per Gaia un quotidiano regolare, amici con cui giocare e sognare, un’istruzione che le desse sicurezza. Fui assunta come tuttofare in una mensa di una scuola elementare, ma dalle 5 il tempo era tutto mio e dei miei sogni. E così mi offrii come cantante di brani milanesi ai Centri per anziani o culturali e in due osterie alla buona dove l’emozione era di tutti. Gaia sgambettava felice, sulle note di Stramilano cantava a squarciagola, era l’inno del cuore. E’ che Milano ti entra nell’anima con la generosità della sua gente, la Madonnina, i Navigli, le piccole e grandi storie d’amore. Cantare Milano è un atto d’amore come dice Nino Rossi in Milan bela Milan. E ancora canto le poesie di D’Anzi, Dimiccoli, Rossi. Non saprei raccontare meglio la bellezza di Milano”

Claudia sospira, un respiro lieve, rassegnato e la chitarra sussurra “Vivo per lei…” che ha seguito il suo destino… il sogno di essere una ballerina “vera”, diceva… nei teatri del mondo, curiosa ed esaltata di conoscere, sperimentare. Danzare, disegnare nell’aria le sensazioni dell’anima, figure surreali di armonia. Quanti sacrifici e rinunce e fatica, ma poi la gioia immensa in musical, a Londra, chiamata dalla sua maestra di ballo. Talento, bellezza, determinazione, dicono tutti. Ritorna  a Natale, e mi regala un sorriso di serenità e d’amore. Sono felice per lei, una rosa che profuma presenza e affetto.  Ha incontrato il suo aquilone”.

Un’ombra, lo sguardo basso, il sorriso ha il sapore del pianto dell’anima. La chitarra strappa vibrazioni struggenti “La musica è finita… gli amici se ne vanno…” (Vanoni)

“E’ sera. Anche la solitudine può essere ubriaca, con il vuoto di un silenzio che non vorrei, con l’urlo della sua assenza e allora le parlo, sì, le parlo perché spero ascolti il mio amore”.

Nene Ferrandi

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