Il degrado ad Affori non riguarda soltanto la zona della stazione di Affori Nord e via Stesani. Nuove segnalazioni arrivano anche da via Pellegrino Rossi e, in particolare, dall’area davanti alla fermata della metropolitana di Affori Centro, dove i residenti denunciano schiamazzi, bivacchi e disturbo della quiete pubblica fino a tarda notte.
«Davanti ad alcuni esercizi commerciali di via Pellegrino Rossi gruppi di persone si ritrovano fin dal tardo pomeriggio, consumano bevande e cibo e lasciano rifiuti sul marciapiede. Durante l’estate la situazione peggiora, con urla, canti e musica che proseguono fino a notte fonda. Anche i giardinetti davanti alla stazione diventano spesso un luogo di bivacco. Nel cortile di un condominio privo di cancello sono state persino trovate persone che dormivano o facevano i propri bisogni. La situazione ad Affori è molto più estesa di quanto si voglia ammettere e continua a peggiorare», racconta un cittadino del quartiere che chiede di restare anonimo.
Sulla vicenda interviene Enrico Turato, consigliere di Municipio, che chiede controlli più frequenti e un intervento coordinato delle istituzioni. «Le segnalazioni dei residenti non possono continuare a cadere nel vuoto. Occorre verificare il rispetto degli orari e delle regole da parte degli esercizi commerciali, aumentare i passaggi della Polizia locale e impedire che marciapiedi, giardini e cortili condominiali vengano trasformati in zone franche. Non si tratta di criminalizzare qualcuno, ma di garantire il diritto degli abitanti al riposo, alla sicurezza e alla pulizia del quartiere. Affori ha bisogno di un presidio costante, non di interventi sporadici dopo l’ennesima denuncia».
A pagare le conseguenze di questo clima sono anche i più giovani. Ginevra Turato, diciannovenne residente ad Affori, racconta la paura provata quando deve rientrare a casa dopo una serata con gli amici. «Quando torno la sera cerco sempre di farmi accompagnare oppure tengo qualcuno al telefono. Uscire dalla metropolitana e trovare gruppi di persone che urlano, bevono o litigano mi mette in ansia, soprattutto quando le strade sono quasi vuote. Non è normale che una ragazza di diciannove anni debba organizzare il proprio rientro pensando prima di tutto a come evitare situazioni pericolose. Vorrei potermi muovere liberamente nel mio quartiere senza avere paura».
Le testimonianze descrivono una situazione che non può essere liquidata come un semplice problema di convivenza. I residenti chiedono verifiche sugli orari delle attività, controlli contro la vendita irregolare di alcolici, una maggiore presenza delle forze dell’ordine e interventi puntuali di pulizia. Il rischio, in assenza di risposte, è che comportamenti oggi tollerati diventino la normalità e che un numero crescente di cittadini rinunci a vivere liberamente gli spazi del proprio quartiere.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.