Il commento di Luciano: il punto sui Mondiali

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Buongiorno agli sportivi e non, abbiamo assistito agli ultimi botti del mondiale USA, l’eliminazione di Germania e Olanda, due big dell’aristocrazia calcistica in decadenza.

Mal comune, mezzo gaudio? No, l’Italia non può e non deve consolarsi con la decadenza altrui, perché nonostante la non brillante stagione mondiale di alcune stelle consacrate nel firmamento calcistico, anche le due celebri defenestrate dalla “classe operaia che va in paradiso” (il Paraguay per la Germania e il Marocco per l’Olanda) hanno comunque messo in mostra quel po’ di più che gli azzurri ci hanno invece negato.

Francia sopra tutti, ma altre competitors come Spagna, Brasile, Argentina hanno comunque superato i rispettivi ostacoli grazie agli exploit dei propri assi, più che alla qualità del gioco espresso. Ed è facile citare i protagonisti, che rispondono ai nomi noti di Messi, Yamal, Vinicius, Haaland, Kane. Ma a parte la superiorità oggettiva dei francesi, il panorama calcistico mondiale si è progressivamente popolato di nuove leve, che hanno notificato la propria presenza e ambizione non con le doti classiche della sapienza, esperienza, classe e qualità dei soliti noti, ma con le doti interiori di gente semisconosciuta che ha iniziato a tirar fuori quello che ardeva dentro: passione, sacrificio, orgoglio e identità, un mix con cui hanno saputo mettere in croce le più temute di sempre, costringendole a correre, faticare, sudare e soffrire come mai avrebbero immaginato, prima di risolvere la partita in extremis con il classico coniglio estratto dal cilindro magico dei loro assi.

E’ ancora presto per capire se queste nuove realtà cambieranno davvero le gerarchie del pianeta calcio, ma i segnali in questo senso non si possono più ignorare, e possiamo solo augurarci di non assistere ad una nuova generazione che, per ora, avanza sull’onda dell’entusiasmo, dell’antagonismo e dalla voglia di dare lezioni ai maestri, ma che una volta valorizzata nei singoli, venisse catturata anch’essa dalla metamorfosi dei vecchi valori della “bandiera”, passati ai valori numerici delle valutazioni milionarie. Un’era iniziata anni fa, con le sirene dei petroldollari ad attirare i nomi più in vista del calcio mondiale, offrendo compensi astronomici ad atleti come Ronaldo (CR7), sommerso da un cachet stratosferico di 200 milioni l’anno.

A lui si sono poi accodati altri, anche allenatori con il loro staff al seguito (vedi Mancini, Inzaghi e forse, prossimamente, Conte), ma oggi il sistema delle superofferte si adegua e si manifesta anche in Europa. Manchester City, Arsenal, Chelsea, Real Madrid, Bayern, Barcellona, PSG, squadre e società sempre a caccia di talenti da imbottire di milioni. Non mancano in Italia gli ultimi adepti del sistema finanziario, ultimo testimone Palestra con la sua migrazione verso i “blues” di Xabi Alonso. Protagonista di un percorso quasi surreale, iperbolico: dal vivaio dell’Atalanta al prestito per un anno al Cagliari, certamente un ottimo contributo alla squadra ma per evitare la retrocessione, non per lottare al vertice ed alzare un trofeo. Tuttavia, sulle sue prestazioni e con l’arrivo anche in nazionale, si accendono i riflettori del calcio mercato e qui, dopo la fantomatica promessa di approdare all’Inter campione d’Italia dietro “misera” offerta di 52 milioni all’Atalanta e “l’indegno” ingaggio di 2,5 milioni netti/anno (un modesto aumento rispetto ai 280mila Euro del Cagliari…) , la mirabolante parabola termina nientemeno che a Londra, alla corte del Chelsea, una delle più quotate società della Premier L. per la più allettante cifra di 60 milioni (costo cartellino) e il più “degno” ingaggio da 6 milioni netti/anno offerto al giocatorino (diminutivo riferito all’età, 21 anni, non certo alle qualità notevoli messe in mostra finora). Epilogo che a molti è sembrato disarmante, e in effetti lo è dalle nostre parti non meno dell’altra clamorosa operazione di mercato del Como, che trattiene e acquista il suo play maker Nico Paz dal Real Madrid, coetaneo di Palestra, per la stessa cifra pagata per lui dal Chelsea.

Che dire… A noi, poveri e comuni mortali del mondo pallonaro, non resta che la speranza di veder nascere un vero campione, utile a risollevare le sorti di una nazionale azzurra caduta nell’oblio, dopo la terza esclusione mondiale consecutiva.

Se le cadute contemporanee di Olanda e Germania (estromesse da squadre non certo all’altezza del loro blasone) attenuano lievemente le nostre amarezze, dobbiamo in ogni caso riconoscere che tra le loro fila vantano comunque individualità in grado, nei rispettivi club, di fare quella differenza che a noi manca. Certamente evidenze che pesano, soprattutto dopo aver assistito alle diverse prove di forza e qualità della Francia, squadra ormai decisamente una spanna sopra tutte e serissima candidata alla vittoria finale, offrendo spettacoli collettivi e prodezze individuali di totem come Mbappè, Dembelè, Olise, Barcola solo per citarne alcuni. E al cospetto di questi, non sarà soltanto un po’ di “palestra” in più a restituire agli azzurri un aspetto più muscolare e un carisma più vincente.

L’augurio migliore è quello di aver toccato il fondo, perché solo da quel punto è possibile risalire.

Buona estate a tutti.

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