L’ombra di interventi non autorizzati si allunga sui terreni vincolati di piazza d’Armi a Milano. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio ha chiesto spiegazioni ufficiali a Invimit – la società del Ministero dell’Economia che gestisce il comparto in vista della futura riqualificazione – in merito ad alcune operazioni di disboscamento effettuate all’interno dell’area tutelata.
Secondo le normative vigenti, qualunque tipo di opera su beni sottoposti a vincolo culturale e ambientale necessita del via libera preventivo della Soprintendenza, un nulla osta che in questo caso non sarebbe mai stato rilasciato.
La difesa di Invimit: solo pulizia per scovare ordigni bellici
La replica di Invimit alla nota firmata dalla soprintendente Emanuela Carpani non si è fatta attendere. La società ha ridimensionato la portata dei lavori, sostenendo che si è trattato esclusivamente di:
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Sfalcio della vegetazione: Una pulizia superficiale delle piante spontanee, eseguita con mezzi meccanici per liberare il terreno a causa dell’estensione dell’area.
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Rilievi tecnici: Un intervento propedeutico a indagini non invasive da effettuare tramite droni e georadar.
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Sicurezza: Operazioni necessarie che hanno permesso di individuare e disinnescare due ordigni bellici risalenti alla Seconda guerra mondiale.
Le denunce dei comitati e i sopralluoghi nel verde
La spiegazione di Invimit, tuttavia, copre solo una parte della vicenda. Se la richiesta di chiarimenti della Soprintendenza risale all’8 maggio, le attività nel perimetro di piazza d’Armi sono proseguite anche nei mesi successivi, scatenando la protesta dei residenti e l’intervento dei carabinieri forestali, allertati dal consigliere comunale Enrico Fedrighini.
Le ispezioni condotte dai Verdi (con il consigliere Tommaso Gorini e l’assessora del Municipio 7 Erica Soana) insieme alle guardie ecologiche hanno confermato l’abbattimento di diversi esemplari di ailanto, una specie esotica altamente invasiva. Secondo le associazioni del territorio, però, le ruspe non si sarebbero fermate alle piante infestanti, travolgendo anche diversi alberi da frutto.
Il nodo politico: tutela delegata ai cittadini?
Il caso riapre il dibattito sulla gestione delle aree verdi protette a Milano e sui rapporti tra enti pubblici e soggetti privati.
“L’intervento in un’area tutelata è stato eseguito senza il nulla osta della Soprintendenza”, attacca Enrico Fedrighini. “Ora l’istituto deve essere coinvolto formalmente in ogni singola fase della progettazione definitiva ed esecutiva”.
Secondo l’esponente del gruppo misto, la vicenda evidenzia una mancanza di vigilanza preventiva da parte di Palazzo Marino: quando il Comune avvia una riqualificazione su aree vincolate, il confronto con gli organi di tutela dovrebbe essere immediato e istituzionale, mentre a Milano questo compito di controllo sembra ormai delegato alla cittadinanza attiva e alle segnalazioni dei singoli consiglieri.
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