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Petra Loreggian: «Così abbiamo trasformato un vicolo dimenticato in un simbolo di rinascita urbana»

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Da luogo marginale e degradato a punto di riferimento della street art milanese. È la storia del Vicolo del Fontanile, nel quartiere Nolo, e di ZuArt, il progetto nato quasi dieci anni fa grazie all’impegno di cittadini, artisti e volontari che oggi torna con una nuova sfida: unire arte urbana, sostenibilità ambientale e partecipazione civica.

A raccontarne la storia è Petra Loreggian, speaker radiofonica di RDS, giornalista, scrittrice e anima del progetto.

Petra, quando nasce ZuArt?

«Nasce quasi per caso. Da quando vivo in Vicolo del Fontanile ho sentito il bisogno di fare qualcosa per questo spazio che era completamente dimenticato. C’erano degrado, rifiuti, muri imbrattati. Insieme a Giuseppe Ronzano e all’associazione La Ginnastica APS abbiamo deciso di reagire. Dieci anni fa abbiamo iniziato a ridipingere i muri e a coinvolgere artisti. Da lì è nato ZuArt.»

Quello che all’inizio sembrava un semplice intervento di pulizia si è trasformato rapidamente in un progetto di rigenerazione urbana riconosciuto in tutta Milano.

«Anno dopo anno abbiamo visto il quartiere cambiare. È nato il marciapiede, una parte della strada è stata asfaltata, il vicolo ha smesso di essere un luogo abbandonato ed è diventato uno spazio vissuto. Oggi è un punto di riferimento per la street art e per molti artisti che arrivano anche da fuori città.»

Le immagini delle prime edizioni raccontano una trasformazione sorprendente: dai muri coperti di graffiti casuali e rifiuti si è passati a opere murali di grande qualità che hanno restituito identità e dignità a uno spazio urbano dimenticato.

Poi qualcosa si è fermato.

«Sì. Durante il Covid tutto si è bloccato. Eravamo pronti ad aprire un tavolo con il Comune per sviluppare ulteriormente il progetto, ma in quel periodo è mancato Giuseppe Ronzano, presidente de La Ginnastica APS e persona fondamentale per ZuArt. È stato un colpo durissimo. Ci siamo fermati per diversi anni.»

La scomparsa di Ronzano ha lasciato un vuoto importante non soltanto nell’associazione, ma nell’intera rete di cittadini che negli anni aveva contribuito alla crescita del progetto.

«Giuseppe era uno di quelli che vedevano possibilità dove gli altri vedevano problemi. Credeva davvero che l’arte potesse essere uno strumento di cambiamento sociale. Ripartire oggi significa anche raccogliere la sua eredità.»

E oggi ZuArt torna con una nuova formula.

«Sì, perché nel frattempo abbiamo capito che non bastava più occuparci soltanto dei muri. Volevamo fare un passo avanti. Così è nata l’idea di unire street art e verde.»

La nuova ZuArtDay Green Edition prevede infatti la realizzazione di un grande murale firmato dall’artista Boris Veliz, realizzato con vernici Airlite capaci di contribuire alla purificazione dell’aria, e la riqualificazione dell’area verde del vicolo con nuove piantumazioni e interventi di cura condivisa.

Come avete costruito questa nuova rete?

«Noi siamo un’associazione che usa l’arte come strumento contro il degrado. Ma non siamo esperti di verde. Per questo abbiamo coinvolto chi possiede le competenze necessarie. Gli Angeli del Bello si occuperanno delle attività di pulizia e manutenzione, mentre Tempo per l’Infanzia seguirà la parte legata al verde e al coinvolgimento dei più giovani. Il Municipio 2 ci ha sostenuto per i materiali e Airlite ha deciso di fornire gratuitamente le vernici.»

Una rete che coinvolge associazioni, istituzioni, sponsor tecnici e cittadini.

La risposta del quartiere com’è stata?

«Bellissima. Abbiamo lanciato una semplice chiamata sui social e sono arrivate tantissime persone. Non artisti, non addetti ai lavori. Semplicemente cittadini che volevano dare una mano a ripulire il territorio.»

Per Petra è proprio questo il vero successo di ZuArt.

«È sempre stata una festa di quartiere. Certo, i murales sono importanti, ma l’obiettivo non era soltanto regalare un muro colorato. Volevamo restituire ai cittadini uno spazio pulito, bello e vissuto.»

Le istituzioni hanno creduto nel progetto fin dall’inizio?

«All’inizio no, ed era normale. La prima edizione fu molto spontanea, quasi garibaldina. Il vicolo era una specie di terra di nessuno. Però il risultato fu talmente evidente che già dall’anno successivo il Municipio decise di diventare partner dell’iniziativa.»

Da allora il rapporto con le istituzioni si è consolidato.

«Abbiamo sempre trovato interlocutori disponibili ad ascoltare. Credo che quando un progetto produce risultati concreti diventi difficile ignorarlo.»

Qual è il messaggio che volete lasciare con questa nuova edizione?

«Che il degrado non è inevitabile. Un luogo cambia quando qualcuno decide di prendersene cura. Noi lo abbiamo visto succedere qui. Un muro dipinto, un’aiuola curata, una giornata passata insieme a raccogliere rifiuti possono sembrare cose piccole, ma cambiano il modo in cui le persone guardano un quartiere.»

E forse è proprio questa la lezione più importante di ZuArt.

Perché la rigenerazione urbana non nasce soltanto dai grandi progetti o dagli investimenti milionari. Nasce dalla capacità di una comunità di immaginare un luogo diverso e di lavorare insieme per renderlo possibile.

A Vicolo del Fontanile, quella trasformazione è iniziata quasi dieci anni fa. Oggi, con la Green Edition, ricomincia da dove si era fermata.

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