Leoncavallo, i militanti rompono il silenzio: “Vogliamo tornare in via Watteau”

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A dieci mesi dall’addio forzato, il centro sociale convoca un’assemblea davanti ai cancelli: rifiutata ogni soluzione alternativa pur di riprendersi lo stabile occupato abusivamente per anni.

A quasi un anno dallo sgombero esecutivo dello scorso 21 agosto, i militanti del Leoncavallo tornano a farsi sentire, ma la loro posizione rischia di aprire nuove polemiche. Con una nota ufficiale, lo storico collettivo milanese ha rotto il silenzio per chiedere “trasparenza sul destino di via Watteau”, rilanciando l’obiettivo di rientrare in possesso della struttura.

Una pretesa che non accetta compromessi. Mesi fa, infatti, nel tentativo di trovare una mediazione, era stato proposto loro un altro immobile in città. Una soluzione legale che i militanti hanno però rispedito al mittente: l’intenzione, a quanto pare, è quella di non rassegnarsi alla perdita di quel preciso spazio, rivendicando il diritto di tornare dove per decenni è andata in scena un’occupazione abusiva.

La provocazione davanti ai cancelli blindati

Per fare pressione sulle istituzioni e riattivare una trattativa al momento congelata, il collettivo ha indetto una conferenza stampa per lunedì 8 giugno, alle ore 10:00.

L’incontro ravviverà inevitabilmente le tensioni, dato che si terrà in un luogo fortemente simbolico: proprio davanti ai cancelli sbarrati di via Watteau. All’appuntamento parteciperanno anche i due storici “ambasciatori” del centro sociale, Sergio Cusani e Pino Tripodi, schierati al fianco dei militanti in questa prova di forza.

L’appello alla città per legittimare l’occupazione

Nonostante la natura illegale della lunga permanenza nello stabile, gli attivisti continuano a presentare la loro esperienza come un “patrimonio collettivo, culturale e sociale di Milano” irrinunciabile.

“È arrivato il momento che la città sappia a che punto si trova l’ipotesi del ritorno dello spazio pubblico Leoncavallo in via Watteau”, scrivono nella nota, lanciando lo slogan “Decide la città”.

Un tentativo di cercare il consenso dell’opinione pubblica per legittimare, ancora una volta, la richiesta di rientrare nell’immobile di via Watteau, ignorando le proposte di regolarizzazione arrivate nei mesi scorsi.

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