«Evidentemente c’è una parte della Procura che fa politica». Le parole pronunciate dal sindaco Giuseppe Sala sulla candidatura dell’ex procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano hanno il sapore di una scoperta improvvisa. Una sorta di “buongiorno principessa” rivolto a chi, dopo anni di fiducia quasi religiosa nel sistema giudiziario, sembra accorgersi soltanto oggi che qualcosa potrebbe non funzionare come dovrebbe.
La vicenda è nota. Da un esposto presentato dall’imprenditore Massimiliano Lisa nasce un’inchiesta sulla gestione degli spazi della Galleria Vittorio Emanuele. Oggi Lisa è candidato sindaco e al suo fianco, come candidata vicesindaco, c’è proprio Tiziana Siciliano, magistrato fino a pochi mesi fa tra i vertici della Procura milanese. Una coincidenza che ha spinto Sala a sostenere che una parte della magistratura farebbe politica.
Una riflessione legittima. Anzi, una riflessione che molti italiani condividono da decenni. Il problema è che arriva con straordinario ritardo.
Per anni chiunque osasse denunciare le storture di un sistema nel quale magistratura e politica sembravano talvolta sovrapporsi veniva liquidato come un pericoloso nemico delle istituzioni, un populista o peggio ancora un garantista interessato. Ogni proposta di riforma della giustizia veniva presentata come un attentato all’indipendenza della magistratura. Ogni tentativo di introdurre maggiori contrappesi veniva respinto in nome della difesa dell’assetto esistente.
Eppure oggi è proprio il sindaco di Milano a dire pubblicamente che esiste una parte della Procura che fa politica.
La domanda è inevitabile: se davvero il problema esiste, perché per anni si è fatto finta di non vederlo?
La risposta sta forse in una costante della politica italiana. La sinistra tende ad accorgersi dei problemi del sistema soltanto quando smette di esserne garantita. Quando le inchieste colpiscono gli avversari, la magistratura è intoccabile. Quando invece le attenzioni investigative si avvicinano al proprio campo politico, improvvisamente emergono dubbi, interrogativi e richieste di riflessione.
Non è una novità. È una dinamica che si ripete da anni e che oggi trova una nuova rappresentazione nelle parole di Sala.
Il paradosso è ancora più evidente se si considera come una parte significativa del centrosinistra abbia sempre difeso l’attuale equilibrio tra poteri dello Stato, opponendosi a qualsiasi intervento correttivo. Si è preferito considerare ogni critica come un attacco alla democrazia, ignorando il fatto che in una democrazia liberale nessun potere dovrebbe essere sottratto a controlli, contrappesi e meccanismi di responsabilità.
Oggi il sindaco sembra scoprire che il problema esiste. Ma dopo aver difeso per anni un sistema che rende estremamente difficile intervenire su queste criticità, la sua denuncia appare tardiva.
Perché se davvero c’è una parte della magistratura che fa politica, come sostiene Sala, il tema non nasce oggi con la candidatura di Tiziana Siciliano. Esiste da molto tempo. E proprio coloro che oggi lo denunciano sono spesso gli stessi che ieri respingevano qualsiasi discussione sul tema.
Buongiorno, sindaco. Benvenuto nel dibattito.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.