La Commissione europea, nell’Analisi sugli squilibri macroeconomici consultata dall’Ansa, ha espresso un parere decisamente positivo sui recenti progressi economici dell’Italia. Secondo l’esecutivo comunitario, il Paese ha continuato ad attuare misure efficaci per migliorare la qualità delle finanze pubbliche, ridurre l’evasione e sostenere la sostenibilità del bilancio statale.
In particolare, Bruxelles ha lodato l’introduzione di un sistema completo di compliance fiscale digitale – guidato dalla fatturazione elettronica e dalla trasmissione telematica dei dati – prevedendo ulteriori miglioramenti nella riscossione nel medio termine.
I punti di forza: banche e occupazione
Il rapporto riserva una promozione a pieni voti anche per il sistema creditizio e l’occupazione:
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Settore bancario: Viene evidenziato un costante rafforzamento degli istituti italiani, che oggi presentano forti livelli di redditività, capitalizzazione e liquidità.
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Mercato del lavoro: Le condizioni generali sono nettamente migliorate, con i tassi di partecipazione che hanno registrato veri e propri livelli record.
Le riforme e gli investimenti del PNRR nelle politiche attive del lavoro, nella formazione professionale e nell’apprendimento permanente hanno gradualmente iniziato a dare i loro frutti.
Riforme e prospettive di crescita
Negli ultimi dodici mesi l’Italia ha accelerato sulle riforme favorevoli allo sviluppo economico. Tra le note di merito citate dalla Commissione europea figurano il codice degli incentivi e il Libro bianco “Made in Italy 2030”, considerato un primo e fondamentale passo verso una strategia industriale nazionale coerente.
Nel complesso, Bruxelles rileva come le misure già avviate e gli impegni assunti dal governo italiano vadano nella giusta direzione, ponendo le basi per una crescita più rapida della produttività nazionale.
La delusione dei “menagramo”: smentita la narrazione catastrofista
La netta promozione da parte di Bruxelles rappresenta inevitabilmente una doccia fredda per chi, per puri motivi di consenso ed esigenze elettorali, ha impostato la propria campagna politica sulla narrazione di un’Italia sull’orlo del baratro.
La fotografia scattata dall’Unione europea finisce così per ingenerare un profondo disappunto in quella fetta di opposizione che ha continuato a profetizzare disastri economici, dipingendo l’azione della maggioranza come fallimentare a prescindere dai fatti. Quando i dati oggettivi e le istituzioni internazionali smentiscono i toni allarmistici, la strategia del “tanto peggio, tanto meglio” mostra tutti i suoi limiti, costringendo i gufi di turno a fare i conti con una realtà decisamente più solida di quella profetizzata,
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