Scintille a Milano sul taser ai vigili: la commissione approva, il Pd si divide

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La delibera sull’introduzione del taser per gli agenti della polizia locale di Milano è pronta per l’approvazione in consiglio comunale. Nonostante il parere positivo della commissione sicurezza, riunitasi martedì 26 maggio, l’accordo non ha spento le forti tensioni interne alla maggioranza di centrosinistra.

A dare una spinta decisiva al provvedimento è stato il sindaco Giuseppe Sala, che mercoledì 27 maggio ha ribadito la sua posizione favorevole con una nota ufficiale:

“Nel pieno rispetto del lavoro dei consiglieri comunali, ho avuto modo di approfondire la questione attraverso un confronto con il comandante Mirabelli e con Franco Gabrielli, giungendo alla conclusione che l’adozione di tale strumento possa essere considerata appropriata”.

Evitato il corpo a corpo: le ragioni del sì

Durante il dibattito in commissione, i sostenitori dell’arma a impulsi elettrici hanno richiamato un recente fatto di cronaca come “caso scuola”: l’immobilizzazione di un uomo armato di machete in Stazione centrale, fermato dalla polizia di Stato proprio grazie all’uso del taser.

Il comandante della polizia locale, Gianluca Mirabelli, ha sottolineato come questo strumento sia fondamentale per evitare dinamiche di corpo a corpo, riducendo sensibilmente il rischio di infortuni e lesioni per gli agenti in servizio.

I nodi irrisolti: rischi sanitari e dubbi medici

Le principali perplessità sollevate da una parte del centrosinistra riguardano la tutela della salute pubblica. Una relazione di Ats evidenzia infatti che l’uso del taser presenta un “alto rischio” per specifiche categorie di soggetti:

  • Bambini e anziani

  • Donne in stato di gravidanza

  • Persone con un basso indice di massa corporea

  • Soggetti sotto l’effetto di alcol, stupefacenti o farmaci

Tommaso Gorini (Verdi) ha espresso forte preoccupazione per l’impossibilità di prevedere le reazioni cliniche di un individuo fermato in strada, di cui non si conosce l’anamnesi medica. Più sfumata la posizione di Enrico Fedrighini (Gruppo misto), che pur partendo da una posizione contraria ha riconosciuto il rigore delle linee guida e della regolamentazione restrittiva previste per l’utilizzo dello strumento.

Formazione degli agenti e supporto psicologico

La consigliera Natascia Tosoni (Pd) ha posto l’accento sulla necessità di una formazione specifica, specialmente per riconoscere condizioni non evidenti (come le prime fasi di una gravidanza) o per gestire i rischi di lesioni secondarie causate da cadute a terra dopo la scarica.

A questo proposito, il comando ha confermato l’attivazione di presidi per il benessere mentale degli agenti, che includono:

  • Un servizio di supporto psicologico tempestivo per gli interventi traumatici.

  • La formazione di “operatori ponte” interni, addestrati a intercettare precocemente i segnali di disagio tra i colleghi.

La compattezza del centrodestra e il nodo dei costi

I partiti di opposizione sostengono compatti la delibera. Per il capogruppo della Lega, Alessandro Verri, l’approvazione è urgente e l’obiettivo è portare il testo in aula già lunedì 1 giugno. Sulla stessa linea Riccardo Truppo (Fratelli d’Italia), che definisce il taser un efficace strumento di deterrenza, preferibile alle armi da fuoco convenzionali.

Le critiche più dure sul fronte tecnico ed economico sono arrivate invece dal presidente della commissione sicurezza, Michele Albiani (Pd), il quale ha sollevato tre obiezioni principali:

  • Efficacia parziale: La sperimentazione non si è mai svolta in orario notturno, la fascia oraria storicamente più complessa.

  • Profili di rischio: Albiani ha ricordato che i 50.000 volt emessi dal dispositivo mantengono un indice di mortalità statistico dello 0,25% (una persona ogni 400).

  • I costi dell’operazione: La spesa complessiva ammonta a circa 42.500 euro (più Iva) per l’acquisto di sei pistole, batterie, fondine, licenze e stazioni di ricarica, a cui si aggiungono 2.700 euro per l’armadietto di sicurezza.

Il dibattito si è chiuso in un clima di forte tensione interna al Partito Democratico, sfociato in un acceso scontro verbale sui costi di bilancio tra lo stesso Albiani e la consigliera Angelica Vasile, interrotto solo dal termine del tempo a disposizione per la seduta.

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