Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Giorgia Meloni trovano oggi una conferma definitiva nei documenti ufficiali. I numeri parlano chiaro: la responsabilità del deficit che ha superato la soglia del 3% è da attribuire interamente al Superbonus. Secondo i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, senza il peso dei bonus edilizi, il disavanzo si sarebbe attestato al 2,7%, permettendo all’Italia di sottrarsi alla procedura europea per deficit eccessivo.
L’evidenza emerge dal Documento di finanza pubblica, analizzato da Franco Bechis per Open, dove viene evidenziata una comparsa “in gran parte inattesa” di nuovi crediti legati alla misura. Questa voragine contabile si è palesata solo nel marzo 2026, causata da una coda di interventi edilizi iniziati negli anni precedenti ma trasmessi con estremo ritardo all’Agenzia delle Entrate.
Deficit e “arrotondamenti sospetti”: il peso delle scelte passate sul governo Meloni
Stando alle rilevazioni dell’Istat, l’Italia ha mancato l’appuntamento con l’uscita dalla procedura d’infrazione proprio a causa di questo scostamento. Bechis sottolinea come la differenza nei conti sia spiegata dall’emersione tardiva di operazioni effettuate nel 2025 e comunicate solo entro il 16 marzo 2026. Si tratta di lavori che hanno beneficiato dello sconto in fattura e della cessione del credito grazie alle clausole di salvaguardia, riguardando interventi già formalmente avviati entro metà ottobre 2024.
L’eredità del Superbonus: conti pubblici sotto assedio e controlli a tappeto
A distanza di sei anni dal suo debutto, la misura bandiera del governo Conte si conferma un fardello insostenibile per le casse dello Stato. L’impatto economico continua a manifestarsi con effetti distorsivi che minano la stabilità finanziaria del Paese.
Per arginare le irregolarità, l’Agenzia delle Entrate ha già fatto scattare le contromisure, inviando circa 12mila segnalazioni ai contribuenti. La selezione è avvenuta incrociando il valore dei bonus percepiti con la rendita catastale degli immobili. Le prime verifiche hanno già portato alla luce situazioni eterogenee: da immobili regolarizzati in extremis a posizioni che necessitano di ulteriori e approfonditi accertamenti per verificare la legittimità dei crediti ottenuti.
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845