25 Aprile, FIAP: antisemitismo travestito da antisionismo, offesa alla resistenza

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“L’ondata d’odio antiebraico ha raggiunto in Italia livelli che non si vedevano da quasi cento anni”. Così Luca Aniasi, presidente della Fiap, la Federazione Italiana Associazioni Partigiane, che in una nota analizza i “gravissimi episodi di antisemitismo registrati durante i cortei della Liberazione.

A Milano, lo spezzone della Brigata Ebraica è stato bersagliato da slogan come ‘viva Hitler’ e dall’insulto ‘saponette mancate’, un esplicito richiamo alla Shoah”. Secondo la Federazione, travestire l’odio da critica politica è un’operazione inaccettabile. “Negare il diritto all’esistenza di uno Stato o evocare i forni nazisti contro cittadini italiani non è antisionismo, è antisemitismo nudo”, accusa il presidente della Fiap Luca Aniasi. “Questo odio è troppo spesso tollerato. Insultare quei vessilli significa sputare sulle tombe dei 5.000 volontari della Brigata che liberarono l’Italia”.

“Esprimiamo la piena, fraterna e commossa solidarietà all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e alle Comunità ebraiche di Milano, Bologna e Roma, e facciamo proprio il grido di allarme del comunicato congiunto della presidente Ucei Livia Ottolenghi e dei presidenti Walker Meghnagi, Daniele De Paz e Victor Fadlun. La presidente Ottolenghi ha scritto, in un messaggio agli iscritti, che l’ondata d’odio antiebraico ha raggiunto in Italia livelli che non si vedevano da quasi cento anni. Sono parole che da sole pesano come pietre, e che richiedono dalle istituzioni – e da ogni associazione che si dica antifascista – una risposta all’altezza.

La Fiap si associa anche all’appello accorato che l’Ucei ha rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, garante dei valori costituzionali, perché la libertà di manifestare non si traduca mai in intimidazione o discriminazione, e perché venga ristabilita la verità contro chi prova a deformarla”, aggiunge Aniasi.

La Fiap conclude chiedendo un intervento del governo affinché la libertà di manifestare non si traduca mai più in intimidazione razziale, ribadendo che la sicurezza di chi porta la bandiera della Brigata Ebraica deve essere garantita dallo Stato “senza condizioni e senza patti”.

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