Questa volta lo sgombero è arrivato davvero. Non annunciato, non rinviato, non rimasto sospeso tra dichiarazioni e attese. Alle otto di questa mattina decine di agenti della polizia locale si sono presentati al parco Goccia, l’area verde tra via Sammartini e la Martesana, a pochi passi dalla Stazione Centrale, dove da settimane si era formato un accampamento di fortuna.
Una baraccopoli improvvisata, costruita con quello che si trova: lamiere, pezzi di legno, teli di plastica, cartoni. Una piccola città invisibile cresciuta ai margini della città ufficiale. Un “Grand Hotel Martesana” senza mura, senza servizi, senza sicurezza.
Gli agenti hanno identificato quarantuno persone che avevano trovato rifugio tra quelle strutture precarie. Dopo l’identificazione sono state allontanate dall’area. Le baracche, invece, sono state demolite sul posto.
Due ruspe hanno lavorato per ore, mentre un cassone dell’Amsa veniva riempito con i resti delle baracche e con i rifiuti accumulati lungo la stradina pedonale che conduce alla passeggiata sulla Martesana. Tavole di legno, plastica, materassi, oggetti abbandonati: tutto è stato caricato e portato via.
L’intervento si è concluso verso le 13. A quel punto l’area risultava completamente bonificata.
Secondo quanto riferito durante lo sgombero non sarebbero emerse situazioni di particolare fragilità sociale tra le persone presenti. Nei giorni precedenti, per due volte, i servizi sociali del Comune avevano effettuato sopralluoghi nell’accampamento, che negli ultimi mesi era diventato un punto di riferimento per decine di senza fissa dimora.
Nel frattempo, però, il disagio era diventato sempre più visibile anche per chi vive nei dintorni.
I residenti della zona avevano segnalato più volte all’amministrazione e al municipio situazioni di degrado e di insicurezza. Non solo la presenza delle baracche, ma anche rifiuti accumulati, piccoli fuochi accesi la sera, passaggi continui lungo la ciclabile che costeggia il naviglio.
La Martesana, che negli ultimi anni è diventata una delle passeggiate più frequentate della zona nord-est della città, si era così trasformata – almeno in quel tratto – in un luogo sospeso tra parco urbano e periferia dimenticata.
Con lo sgombero di oggi il “Grand Hotel Martesana” chiude i battenti. Almeno per ora.
Chi conosce queste dinamiche sa però che gli sgomberi raramente risolvono il problema. Lo spostano. Le persone non scompaiono: semplicemente cercano un altro angolo della città dove fermarsi per qualche notte, un’altra area verde, un altro sottopasso, un altro pezzo di città rimasto ai margini.
Milano continua a muoversi dentro questa contraddizione. Da una parte l’immagine di metropoli efficiente, proiettata verso le Olimpiadi, i grandi eventi, la competizione internazionale. Dall’altra una realtà sociale fatta di centinaia di persone che non trovano posto nei circuiti dell’accoglienza e finiscono per costruirsi rifugi di fortuna.
Oggi le ruspe hanno cancellato le baracche della Martesana. Domani, con ogni probabilità, da qualche altra parte nascerà un nuovo “hotel” invisibile. Perché il problema non sono le baracche. Sono le persone che non hanno altro posto dove andare.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.